Alfonsina Strada. Suffragetta a pedali

Alfonsina Strada. Suffragetta a pedali

2 Novembre 1917. Giro di Lombardia. 204 chilometri con partenza ed arrivo a Milano.

In gara Girardengo e l’astro nascente Henri Pélissier. Belloni è il favorito.
In fondo al gruppo il numero 74. Il suo nome, Alfonsina Strada.
Classe 1891, piccola di statura, muscolosa, capelli corti ribelli, la giovane emiliana passa alla storia come la prima donna ad aver partecipato al Giro d’Italia qualche anno dopo, nel 1924.
La sua presenza è totalmente casuale, viene accettata a tre giorni dal via, per l’assenza di molti atleti, in protesta contro gli organizzatori. Novanta corridori alla partenza.
Dopo le prime tappe, Alfonsina sorprende tutti, anche se stessa. Affronta le difficoltà del Giro che si rivelerà massacrante, quasi alla pari con i colleghi uomini. In Abruzzo, dopo una caduta rovinosa, sostituisce il manubrio rotto con un manico di scopa preso in prestito da una massaia. Solo trenta corridori concluderanno il Giro e Strada sarà una di loro, seppur oltre il tempo massimo.
La sua forza è nel carattere che la vita le ha plasmato.
Incontra la bicicletta, oggetto ancora misterioso, grazie al padre, che la ottiene in cambio di qualche gallina: da allora non se ne separerà mai, nonostante le ostilità.
Gira per le campagne del proprio paese, vincendo maiali nelle competizioni locali e creandosi una certa popolarità. Ma la famiglia se ne vergogna, i compaesani la deridono. Per loro è uno scandalo vedere una ragazzina scoprire polpacci e caviglie in pubblico.
Alfonsina, però, non si lascia scoraggiare: ancora sedicenne, lascia il paese natio, per correre nei velodromi di Torino e Milano, dove la sua fama cresce in modo esponenziale. Strappa ingaggi e consensi a Parigi, si esibisce al cospetto dello zar Nicola II, coglie il record dell’ora (37.192 km).
Nel 1938, a 47 anni, la Strada conquista il record femminile dell’ora a Longchamp, in Francia, fissandolo a 35,28 chilometri.
Termina la carriera esibendosi come attrazione negli spettacoli da circo. Successivamente si trasferisce a Milano dove apre un negozio-officina. Qui aggiusta tubolari, cuce copertoni e insegna alle nuove leve ad aggiustare le biciclette e ad allenarsi.
Il coraggio e la dignità di Alfonsina Strada è quello di una donna che ha trovato nella libertà di correre su due ruote, viso al vento e a caviglie scoperte, un modo per combattere le idee di una società retrograda e maschilista.

Cultura
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martedì 3 ottobre 2017