Jorge Carrascosa: il “no” del Lupo

Jorge Carrascosa: il “no” del Lupo

Coppa del Mondo FIFA, undicesima edizione, Argentina 1978.
È il campionato mondiale di calcio sul quale Videla e i suoi colonnelli, che tengono il Paese sotto una delle dittature più spaventose del Novecento, investono tutte le risorse a disposizione per diffondere all’estero l’immagine di un’Argentina in ottima salute. L’occasione per distogliere l’attenzione dalle violenze e dalle violazioni dei diritti umani, mostrando al mondo la faccia migliore della nazione.

I quartieri malfamati della periferia di Buenos Aires vengono rasi al suolo, mentre a Rosario, un muro con immagini dipinte di belle case nasconde la povertà. Si procede all’arresto di migliaia di persone per evitare che parlino con i giornalisti stranieri e svelino le verità nascoste del regime e fatte combine per la vittoria finale perché “era indispensabile che l’Argentina vincesse la coppa”.

Ma c’è chi ha il coraggio di dire no a tutto questo, di dire no ad un mondiale macchiato di sangue e assordato dalle grida e dalle lacrime delle “madri di Plaza de Mayo”, che chiedono verità e giustizia per i loro figli desaparecidos, scomparsi nel nulla.

Si tratta di Jorge “El Lobo” Carrascosa, terzino destro e bandiera dell’Huracán, capitano della nazionale argentina che, tra l’incredulità generale, declina la convocazione in nazionale per non essere “complice” degli inganni e degli orrori organizzati dai vertici della dittatura. A ventinove anni abbandona la fascia di capitano e sceglie il silenzio. Dice di “no” a quella coppa, sogno di tutti i ragazzi, per non partecipare alla certa vittoria di un Governo sanguinario.

Soprannominato “Il Lupo” per il profilo aggressivo, per il modo solitario di interpretare il ruolo di terzino con una marcatura pressante a stancare l’avversario e corsa in progressione, non spiegherà mai il suo gesto e non rilascerà alcuna intervista. Si ritirerà dal calcio giocato l’anno successivo senza una parola, scegliendo di non entrare nella storia.
C’è chi diventa eroe per una rete, chi diventa eroe per una parata decisiva, chi per giocare al massimo fino al novantesimo, chi per devozione alla maglia, chi per un salvataggio sulla linea.

Jorge Carrascosa è diventato un eroe per aver detto “No”.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017