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Riccardo Furgoni: astrofilo per passione

Riccardo Furgoni, classe 1980, è docente presso gli istituti Santa Paola di Mantova e astrofilo ricercatore per hobby. Membro di un’associazione americana che osserva e studia le stelle variabili, l’abbiamo intervistato per farci raccontare nel dettaglio in che cosa consiste la sua attività.

Di cosa si occupa un astrofilo ricercatore? E nello specifico: quali fenomeni fisici osserva e studia maggiormente?

Un astrofilo si occupa di diversi argomenti in ambito di ricerca. In passato mi sono concentrato sulle stelle variabili, ma ora studio principalmente gli asteroidi. Nel mio caso, non si tratta di un lavoro, ma di un “hobby un po’ sofisticato”, nato per interesse personale. Non esiste un confine ben definito tra l’ambito professionale e quello amatoriale, le differenze risiedono principalmente negli strumenti utilizzati e, quindi, nella qualità del lavoro. Infatti un professionista ha accesso a strumenti più performanti e all’avanguardia rispetto a chi lo fa per passione.

Come si capisce se un asteroide è potenzialmente pericoloso?

Esistono due risposte a questa domanda, a seconda che si verifichi o meno una variazione nella traiettoria degli asteroidi. Tramite l’osservazione del cosmo si possono tracciare le orbite dei corpi celesti, anche se non tutte vengono scoperte – compresa ad esempio quella della Terra -, ed è proprio la vicinanza dell’orbita di un determinato asteroide a quella terrestre a definirne la pericolosità. Può succedere però che la traiettoria calcolata non rimanga sempre la stessa nel corso del tempo: per esempio quando si determina il “problema dei tre corpi”, in cui un asteroide subisce la forza di gravità di un altro. Possiamo allora affermare che molto spesso i calcoli delle orbite risultano imprecisi, perché la minima variazione può portare un corpo, non ancora potenzialmente pericoloso, ad esserlo e il contrario. Ci vorrebbero almeno cent’anni di osservazioni per definire con certezza l’orbita di un pianeta.”  

Secondo lei, i numerosissimi satelliti che ruotano intorno alla terra possono essere causa di inquinamento luminoso? Se sì, quanto influiscono/ostacolano lo studio del cielo?

Esistono due tipi di inquinamento luminoso, entrambi causati dall’uomo: il primo deriva dall’illuminazione elettrica notturna delle metropoli, il secondo da tutto ciò che è stato lanciato nello spazio e che, orbitando intorno alla Terra, riflette su di essa i raggi del Sole. Al giorno d’oggi questo tipo di inquinamento è ancora a livelli bassi, ma negli anni a venire rischia di aumentare in modo esponenziale, a causa del posizionamento di migliaia di nuovi satelliti (come quelli della flotta Starlink). Questi ultimi infatti causano anche un danneggiamento visivo della volta celeste e, nonostante si stia cercando di schermarli, si rischia di arrivare a vedere in pochi anni più punti in movimento che stelle. Nel 2016 ho partecipato alla pubblicazione dell’”Atlante mondiale dell’inquinamento luminoso”, che è stato inserito anche nelle 100 ricerche più influenti dello stesso anno, contribuendo a sensibilizzare l’attenzione su questo tema. Personalmente mi auguro che tutti, in particolare le nuove generazioni, diventino più consapevoli e trovino un modo equilibrato per conciliare necessità e sostenibilità: vedere voi, mi fa già ben sperare.

Gabriele Dalla Maria

Lorenzo Faccenda

Andrea Schwarz

Articolo realizzato dagli studenti del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci (Tn) nell’ambito del laboratorio di scrittura giornalistica volto alla rielaborazione e alla comunicazione del progetto START “Viaggio tra cosmo e immagine”.

Rubriche, Scrittori di classe
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mercoledì 7 Dicembre 2022