Statue notturne: la paralisi del sonno

Vi è mai capitato di appisolarvi, o peggio, addormentarvi la sera, e svegliarvi durante la notte come se foste paralizzati? Essere coscienti ma incapaci di emettere alcun suono o di muovere anche solo un dito? In pratica ritrovarsi sdraiati e trasformati in statue?
A me è successo svariate volte e le prime esperienze con questa forma sconosciuta mi avevano spaventata. Molto.

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Al risveglio, quello vero e proprio, l’orribile sensazione di non potermi muovere, di essere in balia del mondo esterno senza alcun controllo, la paura di rimanere in quello stato per sempre, la percezione di un tempo lunghissimo, erano ben impresse nella mia mente e il loro ricordo non migliorava il mio umore. Pensavo di avere qualche problema neurologico, e l’ipotesi non mi tranquillizzava.

Ciò che non conoscevo mi inquietava terribilmente. Ciò finché non ho dato un nome a questi episodi: paralisi del sonno, o paralisi ipnagogica, un fenomeno che rientra nella categoria dell’insonnia e molto studiato dagli psicologi e dalle neuroscienze.

Ma di cosa stiamo parlando? In sostanza si tratta di un “malfunzionamento” che avviene nella fase REM del sonno, detta anche fase dei sogni vividi, nella quale i muscoli del nostro corpo sono in modalità “stand by”. Accade talvolta, soprattutto in occasioni di maggior ansia e stress, che il risveglio non coincida con il ridestarsi della funzione muscolare: in tale occasione si rimane coscienti e consapevoli della nostra immobilità.
Pare non sia un fenomeno raro, e questo mi ha fatto tirare un ulteriore sospiro di sollievo: alcuni studi dimostrano come almeno il 40% della popolazione abbia sperimentato almeno una volta nella vita la paralisi del sonno (non tutti consapevolmente: molti ne hanno una percezione vaga e perciò la definiscono “brutto sogno”).

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La conoscenza amplia le possibili interpretazioni, tanto che alcuni studi ritrovano la descrizione del fenomeno – e le spiacevoli sensazioni – in molti quadri famosi, come ad esempio “l’incubo” di Füssli, nei quali l’episodio era vissuto come evento paranormale.

Alla luce di questo, sorridendo, mi immagino di provare l’esperienza della paralisi del sonno vivendo nel XVI o XVII, o anche nei secoli precedenti: avrei pensato di essere stata vittima di una stregoneria o del malocchio. Non mi sarei sentita tranquilla nemmeno allora.

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martedì 17 aprile 2018