Sicilia: Isola di Linosa

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A 160 km a sud della Sicilia e a 160 km a est della Tunisia un vulcano ha forato il letto del Mediterraneo fin dai tempi più antichi formando l’isola di Linosa. Un atollo di 5 km dove sono stata nel 2007, prima che le Pelagie – arcipelago formato da Linosa e Lampedusa – fossero conosciute per essere un punto di arrivo in Italia e di partenza per l’Europa di un esodo di africani.

Linosa fu scoperta dai navigatori del Mare Nostrum – nome del Mediterraneo, dall’Impero romano al Risorgimento – per estendere e difendere il proprio dominio. Fu, infatti, un appoggio utile durante numerose guerre; a testimoniarlo una fila di cisterne di raccolta piovana al centro dell’isola e immagini di reperti di navi affondate.
L’oasi alla fine dell’Italia venne popolata a metà ’800, quando il Regno delle Due Sicilie inviò alcune famiglie a colonizzarla. Si narra di una quarantina di persone, le prime arrivate, che marcarono le caratteristiche di un lembo di terra che oggi conta 432 abitanti. Le loro storie tuttavia presentano gli stessi capitoli: parli con i linosani e percepisci nettamente il cordone ombelicale che li lega, anima e corpo, ai loro antenati. Come se la flora rigogliosa sulla punta di quel vulcano, fosse un albero genealogico chiaro e definito, che guida gli abitanti senza confonderne l’identità, sia storica che geografica.

L’interconnessione fra Uomo e Terra regola gli isolani al loro territorio. Questo inscindibile legame è visibile nella pratica quotidiana, ad esempio, da un’economia agricola fatta di consumo interno (fichidindia, capperi, lenticchie) e di una pesca quasi inesistente per l’assenza di strutture, ma sufficiente per soddisfare i bisogni culinari di autoctoni e visitatori.
Il turismo è un’altra perla di diamante e si diversifica nella tipologia: uno “giornaliero” e un altro che definirei “abitudinario”. Perdendosi fra le rigogliose vie, quest’ultimo lo si vede seduto su terrazze di lava solidificata che si affacciano su uno strapiombo blu, profondo quanto l’altezza dello stesso cratere (1500 m). Questo è un viaggiatore che cerca la giusta calma per rimettersi in contatto con la propria genie, in uno spazio e un tempo scandito dal ritmo naturale di un sole che arriva e tramonta con la stessa gentilezza, giorno dopo giorno.

Un viaggio a Linosa ha a che fare con il corpo – per l’evasione fisica –, con la natura – per accorgersi di esserne dipendente – e con lo spirito – per riscoprire la pace oltre ai pensieri. Senza un vero porto infatti, l’isola rimane qualcosa di sospeso in mezzo al mare.

Le case colorate, la panetteria e il caffè del centro, rassicurano il pensiero di trovarsi in cima a un creato sotterraneo e misconosciuto. Allontanandosi dalla vita ordinaria dell’isola, invece, l’assenza di rumore fra distese di alberi in mezzo ad un abisso marino è totale. Un silenzio capace di appagare l’irrefrenabile desiderio umano di felicità.

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giovedì 27 aprile 2017