Mongolia: un dipinto fra Russia e Cina

GHER, la casa bianca dei mongoli: 20mq che contengono un universo
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Una famiglia mongola
Una famiglia mongola
Il momento della lotta
Il momento della lotta
Per i mongoli la fauna è sacra
Per i mongoli la fauna è sacra

Un dipinto incastrato fra Russia e Cina, dove il mare non arriva e gli ecosistemi cambiano a seconda dei punti cardinali, la Mongolia è una terra magica. Il verde delle steppe finisce nell’azzurro del cielo, qualche nuvola interrompe l’infinita via dove lo sguardo resta sempre affamato alla ricerca di un nuovo orizzonte. La vastità è sospesa da qualche tenda, da mandrie di yak, capre e cavalli.

Yin e Yang, uno dei simboli dello stemma nazionale (Soyombo), ricorda la sensazione che suscita la Mongolia. Il cerchio è diviso in due come gli opposti che lo completano. Separati da un confine netto ma labile al tocco reciproco, Yin e Yang, donna e uomo, luna e sole, sono altresì meraviglia e difficoltà che questo paese abbraccia.

Una terra magica, dove lo spirito nomade e accogliente è l’anima di ogni incontro, dove si riposa ospitati da preziose ricchezze naturali. Un luogo che punge, difficile per chi lo vive. Una terra dove una donna da sola stenta a sopravvivere, dove la forza maschile danza con i ritmi delle stagioni.

In Mongolia comanda la natura, sciamanismo e buddhismo consigliano e le parole di Gengis Khan ricordano che “un uomo senza cavallo è un uccello senza ali”.

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mercoledì 29 agosto 2018