Mi chiamo Bulkington

Mi chiamo Bulkington

Mi chiamo Bulkington, sono un personaggio minore. Risultato della fantasia ostinata di mio padre, ferroviere macchinista appassionato lettore di Melville, e del rigore metodico e assai scientifico di mia madre, catalogatrice di piante nell’orto botanico del paese e di storie nella nostra biblioteca. Il mio nome mi piace. Perché mi somiglia.

Mi chiamo Bulkington, come il timoniere del Pequod, la famosa baleniera con cui il capitano Achab dava la caccia a Moby Dick.

Bulkington non è un protagonista e soprattutto non è un eroe. Bulkington è il capitolo 23 di una storia, non un libro intero. Solo uno che in porto non ci sa proprio stare. Uno che si è conquistato la sua indipendenza lontano dalla riva non perché gli procurasse più fama, ma perché solo nell’assenza di terra ha trovato la sua verità, la sua (r)esistenza. Dove l’orizzonte è più aperto e invita a partire.

Mi sono laureato in fisica, con un voto qualsiasi in una Università improbabile. Non essendo stati stanziati i fondi per la mia borsa da dottorando, ho mollato gli ormeggi sulle zattere che ho allacciato ai piedi. Mia madre mi ha dato del sognatore. Mio padre era davvero incazzato. Ma io sogno anche per lui.

Presto i miei occhi a un liceale comprensivo, ai docenti incompresi, a una madre che ama il suo lavoro, a chi legge libri ingialliti, a chi legge. Presto le gambe ai medici che suonano la chitarra, ai dirigenti che dirigono, a chi ha visto almeno un film di Troisi, a chi va al cinema anche da solo, a un’anziana depressa da una brutta notizia, a una quindicenne che chiede se c’è un’età minima per fare volontariato, a un padre che avrebbe voluto restare, ai padri che sono restati comunque.

Presto le scarpe a chi trattiene istanti con un click anche se non ha l’occhio artistico, a chi cerca il lavoro nei posti più impensabili, a chi se ne frega della forma ma ci tiene all’educazione, a chi è gentile con i vecchi, a chi è gentile sempre, a chi va in bicicletta con le mani, a chi si prende cura dei genitori.

Presto il mio fiato a chi si appassiona nonostante tutto, a chi sarà un italiano povero ma usa il congiuntivo e pure il condizionale, a chi fa orecchie da cetaceo, a chi non ha paura di nuotare di notte.

Non sono meglio di chiunque altro e di sicuro molto diverso da chiunque altro. Detesto i puristi di cuore, mi piacciono i nobili d’animo ma solo a metà. Viaggio per me e per condividere la bellezza che trovo con chi avesse voglia di ascoltarmi. Mia madre mi dà ancora del sognatore ma so che è contenta. Mio padre… è ancora incazzato.

 

Bulkington

Viaggi

I vostri commenti all'articolo

2
  1. Rosa

    Scrivi qui il tuo commento…
    se viaggi con gli occhi del cuore e con le ali delle parole conosci luoghi che nessuno ha ancora esplorato…………………rl

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lunedì 1 maggio 2017