Lo spazio di un lago rosso

Puoi farci il giro a piedi. Ci si impiega circa 40 minuti. Si parte dal parcheggio che dista 300 metri dall’inizio del lago e poi si seguono le sue sponde su un sentiero montagnoso. Si narra che una volta, fino a 50 anni fa, le sue acque si tingevano di rosso. Non è una leggenda, ma verità.

Questo specchio lacustre, di cui non svelerò il nome per lasciare scoprire il mistero a voi, è uno dei più grandi del Trentino. È una perla paesaggistica del Parco dell’Adamello del Brenta e, anche se non si colora più di rosso, le sfumature verdi e turchesi che riflettono quelle acque donano un senso di pace. Appartiene al bacino idrografico del Noce, uno dei maggiori affluenti del fiume Adige. Ha una superficie di 360.000 metri quadrati, con una profondità massima di 39 metri. La strada per arrivarci costeggia un museo naturale a cielo aperto. Infatti la riserva d’acqua è sita a metà della sua omonima valle che, partendo da 600 m si innalza fino a 2900, formando un vero e proprio giardino botanico. La fauna è variegata e ha il privilegio di avere gli ultimi orsi bruni alpini autoctoni.

Fino a qualche tempo fa si credeva che il fenomeno del mutamento di colore del lago fosse dovuto ad un’alga, il Glenodinium sanguineum, i cui pigmenti tingevano le acque quando, con la calda stagione, la pianta saliva in superficie. Le ultime ricerche dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige hanno dichiarato, invece, che il fenomeno era alimentato da altre specie di erbe d’acqua dolce.
Chissà se la scienza troverà mai una risposta, l’unica verità è data dalla pace che si respira in ogni filo d’erba che, chino su verdi rive, fa di quel contesto incontaminato un paradiso spontaneo.

Girando attorno al lago, circa a metà strada, s’incontrano quelle che i locali chiamano “le spiaggette”: tre piccole baie di ghiaia bianca naturale che incontrano le rive azzurre del lago. Qui non è passato viandante che non si sia fermato a contemplare il circondario. La ghiaia bianca, franata da chissà quanti secoli, ha formato queste piccole cale che anticipano il cristallino incontro fra sassi e gelide acque. In agosto un bagno dona vigore al corpo e invoglia l’animo a rigenerarsi fra essenza e silenzio. A proteggere le insenature ci pensano agglomerati di abeti secolari, talmente alti che possono essere visti per intero solo da sdraiati. Nei dintorni si sentono gli anziani del posto che ricordano nostalgicamente le passeggiate attorno alle cime montuose riflesse nello specchio d’acqua rossa. Nonostante un passato forse più affascinante, questa insenatura azzurra di montagna, anche senza cambiare colore, resta un luogo unico al mondo.

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venerdì 6 ottobre 2017