L’India dei sensi – parte I

Vista e udito

Pigmenti e polveri colorate
Pigmenti e polveri colorate
Un elefante indiano decorato
Un elefante indiano decorato
La festa dei colori
La festa dei colori
Il mercato indiano
Il mercato indiano
Traffico cittadino
Traffico cittadino
Un uomo indiano del Rajasthan
Un uomo indiano del Rajasthan

Nell’immaginario collettivo l’India è un paese fatto di donne con abiti lunghi e colorati, spezie, turbanti e incantatori di serpenti. Ma, io che sono appena tornata, so che non è solo questo.

VISTA: “colore” è la parola d’ordine. Non c’è spazio per il grigio (a parte quello del cielo, per lo smog). Nulla è sbiadito, i colori sono talmente intensi che fanno socchiudere gli occhi. I vestiti, i bracciali, i decori, le case, tutto è colorato, decorato, intagliato, dipinto, arricchito di orpelli, perline, motivi floreali, figure geometriche. In India, uno si riempie gli occhi. Gli occhi degli Indiani sono grandi e scuri, ti scrutano in profondità, ma sempre in maniera amichevole e con la curiosità che li contraddistingue. In India ci si trucca gli occhi di nero con il kohl (o kajal), non solo per un fatto estetico. La composizione oleosa e grassa del kohl fa in modo che gli occhi siano protetti dalla polvere e schermati dal sole. Per questo motivo lo si applica anche sugli occhi dei bambini. E poi un puntino colorato tra le due sopracciglia – fatto durante la preghiera (puja) – in segno dell’apertura del “terzo occhio”, sede della spiritualità individuale, secondo la tradizione induista.

UDITO: quello che dell’India nessuno racconta sono i rumori. E sono costanti. Ininterrotti. Il più frequente e fastidioso è senza dubbio quello dei clacson. Ad ogni ora del giorno (e della notte) una sinfonia di varie tonalità accompagnerà qualunque attività. Poi ci sono i venditori che urlando cercano di richiamare l’attenzione dei passanti (soprattutto turisti) per vendere la propria merce, sia essa frutta o gioielli. Un altro rumore è il chiacchiericcio confidenziale che accompagna la contrattazione compulsiva sul presso dell’acquisto. Una carezza per le orecchie è invece il canto dei muezzin, che scandisce i momenti della vita dei musulmani, richiamandoli alla preghiera. In grandi città come Delhi, l’ora del tramonto è un sovrapporsi di questi canti che provengono da diversi e distanti minareti e si fondono nell’aria dando vita ad un’armonia inconfondibile.

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giovedì 27 aprile 2017