In mezzo ai mondi

In Russia, tra Occidente e Oriente

Ekaterinburg è la capitale della regione federale degli Urali, la terza città più grande della Russia dopo Mosca e San Pietroburgo. Fondata nel 1723, oggi conta un milione e mezzo di abitanti. Il suo nome ha due varianti, capita di leggerla anche come Yekaterinburg. I due nominativi sono uguali, la differenza sta nella translitterazione fonetica dal russo, che nel secondo caso è riportata esattamente come gli autoctoni la pronunciano.

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Ekaterinburg si trova a 30 km dalla frontiera tra Europa e Asia, un confine che incrocia e divide due parti che da sempre plasmano il nostro mondo: Occidente e Oriente. Dal centro della città, se si immagina di guardare dritto fino all’estremo sud del pianeta, si vedranno in ordine: Kazakistan, Uzbekistan, Tajikistan, Afghanistan, Pakistan, l’Oceano indiano, le isole australiane Heard e Mc Donald e il polo Antartico. Tenendo ferma la posizione e la linea immaginaria tracciata, a destra si estende l’Ovest e a sinistra l’Est. Due poli che spingendo gli uni sugli altri si sono sempre influenzati mettendo in dialogo – pacifico e non – due entità diverse in pensiero, dunque nella politica, nella società, nell’economia, nell’etica e nella spiritualità.

Se la cultura di Ponente scaturisce da scuole di pensiero che hanno posto la ragione e la logica al centro delle loro riflessioni, a Levante l’influenza del pensiero cinese – che ha avuto come fulcro l’etica personale ha plasmato, invece, quasi tutto il pensato orientale. Il fatto di trovarsi nel punto d’incontro di due accademie di pensiero di ampio respiro, ha conferito a questa zona russa un’importanza geografica universale.

La città è spigolosa, non accarezza di certo la vista. Nelle periferie si respira la presenza di un’industria cresciuta sulla metallurgia pesante. Fra i palazzi caratterizzati da un rigore urbano tipicamente sovietico invece, sfila un’economia che si basa per lo più sulla lavorazione e la distribuzione di materie prime, di cui la regione in questione è ricca. La capitale degli Urali ha un fascino particolare quando la pioggia fina resta bassa e proteggere l’idea di trovarsi nel sodalizio di due mondi. Passeggiando in centro e nei sobborghi marginali, s’incontrano abitanti cordiali, più “rurali” di altri che popolano la capitale russa e, proprio per questo, riconoscibili prima come persone che come lavoratori. Il loro cammino, più lento e cauto di altri, è consapevole di vivere un territorio condizionato da una posizione unica.

Ekaterinburg è connessa alle altre città in modo diretto e semplice: oltre ad essere toccata da sette ferrovie, si trova sulla madre di tutte le linee, la Transiberiana. Attraversando questa regione, è impossibile restare indifferenti al cambiamento della percezione della propria cultura che da centrale diventa via via meno dominante sulle altre.

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martedì 3 ottobre 2017