In auto

Mani alle dieci e dieci sul volante. Ho le vertebre cervicali ruotate a destra per tenere d’occhio lo specchietto retrovisore: il tamponamento è sempre in agguato. Poi uno sguardo allo specchietto di sinistra, per assicurarmi che chi sorpassa stia nel suo e non mi venga addosso. Infine guardo davanti a me per evitare ostacoli e controllare gli stop di chi mi precede. Se mi ricordo respiro. Arrivata al lavoro sono già stanca.

Non credo a chi dice che guidare sia una cosa puramente meccanica, io guido con tutto il corpo attivo, come un uomo primitivo in fuga da un animale feroce.

Ad esempio, arriva alle mie spalle un matto, alla guida di un Suv bianco. Mi supera cavalcando la linea di mezzeria e la sua velocità sposta me e la mia vecchia Clio verso la corsia di emergenza, sono senza fiato. Maledetto! Mi parte la solita imprecazione automatica giornaliera. Maledico gli automobilisti, poi denigro l’intero genere umano, infine scivolo nei giudizi e nell’autocritica, condannandomi per il solito pessimismo e la cattiveria repressa. Due minuti prima la feccia umana era il pilota del Suv bianco, ora la feccia umana sono io.

in auto

C’è poco da fare, a me il viaggio in auto scatena emozioni represse come rabbia, cattiveria e furia omicida, ma anche paura, ansia e fantasia negativa. Parto ogni mattina con le migliori intenzioni, ma basta arrivare alla prima rotonda per farmi saltare sul sedile.

Dicono che nelle rotonde tutto sia scorrevole, bisogna fluire. Invece a me pare di non sentire più le gambe, la vista si annebbia, nelle orecchie rimbomba il clacson di quello dietro che mi invita, col garbo di un isterico, a darmi una mossa. Se non mi sforzassi di rimanere lucida, rischierei di partire alla cieca tenendo le braccia tese sul volante e gli occhi chiusi, pensando o la va o la spacca. Alle rotonde arrivano schegge impazzite, che si prendono la precedenza anche dove non è prevista. Mi domando ogni giorno: perché abbiamo tutte queste rotonde?

Poi ci sono i padroni dell’asfalto, in tangenziale e in autostrada, loro non si immettono, loro arrivano a razzo e tagliano la strada. Poi ci sono quelli che, con tre corsie disponibili, viaggiano a passo d’uomo nella corsia centrale, seguiti da chi, per farli rientrare, alza i fari a intermittenza e si avvicina a loro fino a pochi centimetri, quasi sempre senza risultato. Ed allora, visto che la terza corsia è occupata da piloti di formula uno in prova speciale, qualcuno si sente autorizzato a superare a destra.

E quando c’è coda ferma? I migliori attivano le quattro frecce e percorrono con disinvoltura la corsia di emergenza. Un mattino, in coda, mi ritrovo il muso di un Audi grigia a un centimetro dal mio faro di destra. Sudo. La coda riprende a scorrere leggermente e l’Audi, come una anguilla, si infila tra me e il furgoncino sgangherato che poco prima avevo davanti. Pochi metri e la affianca una pattuglia dei Carabinieri con paletta e lampeggianti. Evviva! Quella mattina sono arrivata al lavoro soddisfatta e ho esultato: giustizia è fatta!

 

Viaggi

I vostri commenti all'articolo

4
  1. Maurizio

    Come si fa tutte le mattine a vivere questo inferno? Tu ce l’hai fatto vedere. Guidare non sará più lo stesso.

  2. Dianora

    Brava Sara!!!
    Bella fotografia della realtà quotidiana.
    Scrittura fluida e piacevole.

  3. Elisabetta

    Bravissima! Mi sono immedesimata nelle tue parole

  4. Tiziana Arsiccio

    Per me sei un mito ! Se non ti conoscessi penserei che sei pazza,ma siccome sei “pazza” proprio come me: EVVIVA i pazzi o meglio,le “pazze” come te!!

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mercoledì 28 novembre 2018