Gli occhi di Nadya

Non c’era nemmeno una panchina dove aspettare il bus che da Napoli era diretto a Mosca. Mi aspettavano cinquanta ore di viaggio, sapevo che prima di arrivare a Mosca c’era un cambio a Minsk, la capitale della Bielorussia, tutto il resto volutamente lasciato al caso.
Sul bus eravamo quasi tutte donne, io la più giovane e l’unica italiana. Mi sono seduta vicino a una signora bionda, Nadya, che stava tornando a casa. I suoi pasti erano confezionati e pensati con cura. Non badava mai agli orari o alle soste, quando il suo stomaco era vuoto lei mangiava. È capitato che nelle brevi fermate non scendesse nemmeno per sgranchirsi le gambe o andare al bagno. Era abituata a fare quel lungo viaggio. I suoi occhi erano fissi, sempre impegnati a guardare lo spazio che correva fuori dal finestrino. Napoli, Roma e Verona, poi Austria, Germania, Polonia e Bielorussia. Anche la sua anima non era vivace. Le sue emozioni del ritorno dopo anni di distanza vibravano lente, le sentivo. Qualche settimana di vacanza non sarebbe bastata per essere di nuovo moglie e madre in famiglia. La aspettavano amici e parenti in attesa di racconti mentre lei sarebbe stata bene in silenzio. Come lei, un autobus di donne partite per badare a ciò che è rimasto di una famiglia italiana e in viaggio di ritorno verso figli e mariti disabituati alla loro presenza.

Arriviamo a Minsk e Nadya mi guarda prima di scendere. I suoi occhi sono azzurri e sulle palpebre quel che è rimasto dell’ombretto viola. Con accento russo, in un italiano sicuramente imparato a Roma, mi dice: «non devi cambiare autobus per Mosca. Io invece sono arrivata». Dopo aver dormito con la mia spalla appoggiata alla sua non so come salutarla. Cosa le dico? Resto muta. Mi alzo e la lascio passare. Con lei scendono quasi tutte le altre donne. Fra di loro una complicità che non so spiegare e dalla quale mi stacco. Guardo Nadya allontanarsi verso il marito. È un uomo alto con i baffi grigi. Ha le braccia conserte, troppo alte per essere rilassato. Lui le porta la valigia e non si danno la mano. Chissà che macchina avrà il marito di Nadya penso, vado veloce al bagno della stazione di Minsk ed è già ora di ripartire.

Stazione bus Minsk
[Foto di Francesca Bottari, Stazione di Minsk]

 

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giovedì 27 aprile 2017