Color blu tranquilidad

Color blu tranquilidad

Non so se Peyo, il fumettista belga creatore dei Puffi, abbia mai visitato la città marocchina di Chefchaouen (o, più semplicemente, Chaouen); eppure, se sulla Terra esiste un luogo in cui quei piccoli nanerottoli potrebbero sentirsi a proprio agio, quello è proprio Chaouen: le stradine e gli edifici della sua Medina giocano infatti su due colori, il bianco e ‒ soprattutto ‒ il blu, creando un microcosmo dal quale, una volta entrati, difficilmente si vorrebbe uscire.
La particolarità cromatica della cittadina è da ricondurre alla massiccia presenza di esiliati andalusi ebrei negli anni ’30 del secolo scorso, i quali, per prendere anche solo simbolicamente le distanze dal vicinato islamico ‒ il quale come è noto privilegia il colore verde ‒ iniziarono a ricoprire di intonaco azzurro le proprie abitazioni. Da quei tempi, nonostante la progressiva diminuzione della presenza andalusa, la singolare tradizione cromatica rimane: si dice che l’intonaco venga rinnovato ben tre volte all’anno, e che le tinte bluastre aiutino a mantenere lontani gli insetti.
Oggi la Medina di Chefchaouen è tra le mete più apprezzate dell’entroterra marocchino. Ma per secoli la città è stata tutt’altro che aperta verso i visitatori esterni: da qui il soprannome di “Città proibita”. Si racconta infatti che, prima del 1920, solamente tre europei abbiano avuto l’onore di penetrare le mura di Chaouen, riuscendo così ad accedervi sotto mentite spoglie. Se altri avventurieri occidentali hanno provato l’impresa in quegli anni… beh, non sono tornati indietro per raccontarlo.
Oggi il turista backpacker europeo è invece ben accolto a Chefchaouen: appena varcata la soglia una sedicente guida vi si avvicinerà inevitabilmente per offrire tutti i propri servigi ‒ ovvero accompagnarvi in lungo e in largo in cambio di pochi dirham ‒decantando la propria Chaouen come «la capital mundial de la lana, el hachís, el agua fría y la tranquilidad». Per quanto riguarda la tranquillità, bisogna ammettere che Chefchaouen non teme paragoni con nessun altro luogo, soprattutto se nel vostro viaggio marocchino avrete in programma anche le brulicanti Medine di Marrakech e Fez; in questo caso, una breve soggiorno ristoratore nella “perla blu” del Rif è obbligatorio.
Insomma, due giornate passate tra i bistrot e il mercato di Chefchaouen, scandite di tanto in tanto dalle preghiere provenienti dal minareto, immersi in un’atmosfera antica, persi in stradine azzurrognole che i nostri occhi talvolta confondono con neve fresca, beh, possono veramente donare quella tranquilidad tanto cercata e raramente raggiungibile.

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venerdì 28 aprile 2017