Alla ricerca delle radici perdute

Quest’anno io e il mio ragazzo abbiamo deciso di vivere il mese di agosto nello Stato di Santa Catarina a Sud del Brasile. Il desiderio è di immergerci fra la gente del posto, conoscere le abitudini quotidiane (culinarie, lavorative, culturali e chi più ne ha, più ne metta) delle persone che il destino farà inciampare nel nostro cammino. Pochi i programmi fatti; sarà la vita a guidarci, le occasioni a crearsi. Quindi, zaino in spalla (si fa per dire!), occhi e cuore ben aperti per captare quanto più possibile e ricettori della curiosità drizzati all’ennesima potenza. Finalmente è arrivato il momento di fuggire per un po’ dal mio paese d’origine al quale, lo ammetto, non sono troppo affezionata.

Oltre diecimila chilometri, una trentina di ore di viaggio (tra una cosa e l’altra, pure un incidente in macchina), i più buoni propositi per scoprire ‘”il nuovo mondo’” ed eccoci arrivati.

Tutti quelli che incontriamo continuano a evocare l’Italia, a provare a parlarmi in italiano (io voglio imparare il portogheeeseeee) e a riempirmi di elogi rigorosamente riconducibili alla mia nazionalità. Il colmo lo raggiungiamo quando qualcuno nomina la mia città natale, Belluno, e mi accorgo che la conosce di gran lunga meglio di me. In quel momento, sono dolori! Provo una sensazione di rabbia, misto fastidio, ma superato l’istinto di gridare: “eee bbaaaaastaaa!!”, mi interrogo meglio su cosa stia accadendo dentro di me perché, ne sono certa, quest’avventura ha sicuramente qualcosa da insegnarmi.
E così, sul cucuzzolo di una montagna di Jaraguà do Soul, all’ombra della chiesetta alpina dedicata al Papa Albino Luciani (originario di Canale d’Agordo, Belluno), che è la fotocopia di quella di San Simon di Vallada Agordina, d’improvviso mi rendo conto che quel fastidio altro non è che imbarazzo. Gli occhi si fanno lucidi, il nodo si scioglie.

Mi sono sempre proclamata per nulla legata alla mia Terra, disinteressata alla storia della mia famiglia, dei miei bisnonni, trisavoli e vattelapesca, ma ora, dopo aver incontrato lungo questo cammino tante – davvero tante – persone meravigliose, che mi stanno facendo vedere la bellezza, la forza, la generosità e la bontà del popolo italiano… Oh! Provo una vergogna immensa per essere stata tanto superficiale.

Un viaggio che consiglio a tutti i miscredenti come me delle storie famigliari, che sono dovuta andare dall’altra parte del mondo per capire quanto le nostre radici ci abbiano formati e quanto sia vero quello che mi ha detto un amico incontrato lì: “il sangue che scorre nelle tue vene, cara Danielina, è italiano, che ti piaccia o no!”

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martedì 3 ottobre 2017