Beata solitudo, sola beatitudo

Beata solitudo, sola beatitudo

Cos’è la solitudine?
Nel nostro parlare quotidiano, il termine assume una connotazione negativa e si affianca al concetto di depressione e al disagio esistenziale. La solitudine è temuta: un’esperienza da rifuggire il più possibile.
In inglese essere soli si dice to be alone. Alone deriva da ‘all’+’one’, essere tutt’uno, essere uniti in se stessi e con tutto ciò che esiste e infatti, nel tempo, la solitudine ha avuto un valore fondamentale nell’arte e nella contemplazione mistica di pensatori, filosofi e anacoreti.
Molto spesso, però, si tende ad associare il concetto di solitudine a quello di isolamento. Niente di più sbagliato.
L’isolamento si subisce, piomba addosso come una maledizione privando l’essere umano dell’amore per la vita, bloccando ogni apertura al mondo esterno. È la radice di numerose patologie psichiche e sociali che attanagliano la nostra società postmoderna perché si sottrae all’ascolto e quindi alla relazione con l’altro da sé
La solitudine, al contrario, è una scelta, momentanea o definitiva, che spinge ogni individuo a venire a contatto con la parte più profonda e intima del suo io e con ciò che lo circonda fino ad abbracciare l’intero universo. È il piacere di riscoprire la propria interiorità e aprirla agli altri.
La solitudine è, in altre parole, un modo per fare amicizia con se stessi, e solo coltivando la pace interiore è possibile aprirsi a ciò che è altro da noi.
Dice Arthur Schopenhauer: «Chi non ama la solitudine non ama neppure la libertà, perché si è liberi unicamente quando si è soli».

UnderWord
Lascia un commento

I commenti sono moderati. Vi chiediamo cortesemente di non postare link pubblicitari e di non fare alcun tipo di spam.

Invia commento

Twitter:

giovedì 12 luglio 2018