Una professione che unisce le generazioni da più di un secolo

L’attività boschiva di famiglia

Questo articolo fa parte del laboratorio Scrittori di classe

 

Mio padre possiede una ditta boschiva in Trentino ed è da ben 38 anni che fa il boscaiolo. Già i miei antenati svolgevano questa professione, e tutte le generazioni della mia famiglia, finora, la hanno portata avanti.

La professione del boscaiolo è iniziata con il nonno di mio nonno che inizialmente era un carrettiere – che all’epoca sua era un po’ come il camionista di adesso. Aveva tre cavalli e due muli e andava a recuperare i tronchi con il carro per poi portarli in segheria. In inverno, per trasportarli, utilizzava una slitta molto grande che scivolava sulla neve trainata dai cavalli, ai quali oltre ai soliti ferri sotto gli zoccoli mettevano una specie di corona dentata che serviva a non farli scivolare sui tratti di ghiaccio.

Questo lavoro lo hanno portato avanti il mio bisnonno e poi mio nonno, e la professione si è trasformata man mano che i tempi cambiavano: da carrettieri i miei avi diventarono veri e propri boscaioli, quindi non andavano più solamente a portare le piante in segheria, ma erano loro stessi a tagliare gli alberi. Mio nonno possedeva inoltre una stalla che curava con i suoi figli maschi.

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Sono stati loro, mio zio e mio padre a vedere un’altra importante trasformazione in questa professione, quella tecnologica: iniziarono a comprare i primi macchinari e quindi vendettero i cavalli che ormai erano stati sostituiti da trattore e verricello.
Mio zio in seguito decise di creare una ditta di carpenteria, dato che i suoi figli avevano frequentato la scuola edile e potevano aiutarlo in questa nuova sfida.
Rimanevano quindi solo mio nonno e mio padre a portare avanti l’attività forestale, fino a che, circa dieci anni fa, mio nonno decise di dedicarsi solo alla stalla e all’allevamento perché per lui, che aveva ormai 75 anni, andare a tagliare piante era diventato un po’ pericoloso.

Mio padre invece continuò a dedicarsi alla ditta forestale da solo, assumendo un operaio solamente dopo 18 anni.

Ora vado anche io ad aiutarlo, ma non sempre perché a volte deve svolgere lavori in luoghi un po’ troppo pericolosi per me.

In questo ultimo periodo poi, andare nel bosco è diventato ancora più pericoloso perché con l’alluvione e il forte vento che ha colpito il Trentino a fine ottobre – la tempesta Vaia - si sono sradicate e spezzate tantissime piante ed il bosco è diventato come uno “shangai”: se sposti una singola pianta si rischia che cadano tutte.

Nonostante sia un lavoro rischioso, da grande vorrei intraprendere il lavoro di mio papà, portando avanti l’attività di famiglia proprio come i miei avi hanno fatto negli anni passati.

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mercoledì 9 ottobre 2019