Sulla cima Presanella

 

Questo articolo fa parte del laboratorio Scrittori di classe

 

Era un mio grande sogno, salire e sfidare questa montagna del Trentino Alto Adige: la Cima Presanella.
Era il 29 settembre quando io e mio papà abbiamo deciso di affrontare la salita di questa montagna. Lui l’ha scalata parecchie volte arrivando in cima, spesso anche per fare dei soccorsi, facendo parte del corpo nazionale del soccorso alpino per la sezione di Madonna di Campiglio (Tn).

Quella stessa sera abbiamo preparato tutto il necessario per la nostra escursione.
Alle ore 4 di mattina del 30 settembre siamo partiti da casa con la macchina, abbiamo viaggiato circa 30 minuti fino ad una malga dove abbiamo parcheggiato. Da lì siamo partiti a piedi passando dal rifugio Segantini, a circa 40 minuti dalla macchina. Abbiamo continuato il nostro cammino, sempre immersi nella notte, lungo un sentiero poco tracciato, fino ad arrivare alla fine di esso.

Qui si è aperto un vasto panorama sulla Val Rendena, davvero spettacolare! Contemporaneamente era sorto anche il sole e le temperature iniziavano a salire. Abbiamo continuato a camminare su e giù da grandi sassi su un percorso segnato solo da alcuni “ometti”, cioè torri di piccoli sassi che aiutano a ritrovare la traccia anche mentre si è all’interno della nebbia, e che spesso si trovano sui sentieri montani.

Arrivati alla “ferrata Monte Nero”, chiamata così perché passa sotto all’omonima cima, abbiamo proseguito senza intraprenderla e, quindi, superata una serie di piccole ferrate e una camminata sempre su rocce di medie dimensioni, siamo arrivati al bivacco Orobica a circa 30 minuti alla cima. Lì abbiamo fatto una piccola sosta e mangiato un panino. Quando siamo ripartiti si è alzata la nebbia che ci ha reso più difficile l’ultimo pezzo di salita, ma arrivati in cima ci siamo lasciati alle spalle quel mare di nebbia.Siamo rimasti sulla vetta il tempo necessario per fare numerose foto alla croce e soprattutto al panorama.

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Proprio per quel panorama ne è valsa la pena di fare tutta quella fatica per arrivare in vetta.

La discesa è stata molto più faticosa della salita e quindi appena sotto al bivacco ci siamo fermati per una pausa pranzo e per recuperare le energie. Poi siamo ripartiti a stomaco pieno e con un passo abbastanza veloce abbiamo ripercorso le ferrate e il sentiero al contrario fino ad arrivare al rifugio dove ci aspettava un nostro amico, ed assieme a lui abbiamo ripreso la macchina e siamo arrivati fino a valle dove ci siamo fermati in un bar a bere qualcosa e per festeggiare questa bella avventura.
Io mi sono divertito un mondo nonostante la fatica e mi sono sentito molto bene perché ho fatto questo percorso con mio papà.

Scrittori di classe
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venerdì 11 ottobre 2019