Yaya: da aiutato ad aiutante

Yaya: da aiutato ad aiutante

Era lì, fermo e serio, sull’uscio della porta, a fare servizio d’ordine. Di fronte a lui una lunga serpentina di gente in attesa di riempire la propria busta e portare a casa da mangiare. Ogni giorno, al centro “Recuperiamoci – Ridiamo vita al cibo” di Bisceglie (BT, in Puglia) vengono raccolti alimenti buoni, invenduti, e distribuiti a chi non può permettersi nemmeno di fare la spesa. L’iniziativa, finanziata dalla Caritas e cofinanziata dal Comune, prevede una grossa mole di lavoro quotidiano di cui si fanno carico le forti spalle dei volontari. Yaya, 47 anni, algerino, dà una grossa mano, facendo anche da interprete e mediatore culturale. È un gran bell’esempio d’integrazione, lui che è passato da “aiutato” ad “aiutante”.

Yaya, come mai ti trovi qui? Quando sei arrivato?

«Sono a Bisceglie dal 2004, dopo 4 anni trascorsi in Francia. Ho scelto questo posto perché c’erano già molti miei amici (in quegli anni si è formata una vera e propria comunità algerina in Puglia, ndr.)».

Per te è stata dura lasciare l’Algeria, casa tua?

«Ho dovuto farlo, per migliorare la mia vita e lavorare, ma sono partito tranquillo. Ogni tanto ci torno e mi sono pure sposato».

Ma sei riuscito a trovare lavoro?

«In una segheria, guadagno pochissimo. Però mi è utile per rinnovare il permesso di soggiorno. Adesso devo tornare in Algeria e ci resto finché non mi richiamano a lavorare. Solo così potrò rinnovare il permesso, funziona in questo modo».

Insomma, non hai una vita facile. E allora perché hai deciso d’impegnarti con “Recuperiamoci”, come ci sei arrivato?

«Questo progetto l’ho visto nascere. Ci sono sempre stato, in tutte le sue fasi. I volontari della Caritas mi hanno dato una mano al mio arrivo a Bisceglie e da allora si è instaurato un rapporto che va oltre. Sono rimasto al loro fianco negli anni ed è stato naturale ricambiare e mettermi in gioco anch’io».

Dicono tutti che ti sei integrato perfettamente e che hai un ruolo fondamentale qui, riconosciuto anche dagli utenti. Accogli coloro che si affacciano la prima volta al centro, aiuti i volontari a capire la lingua, gli usi e i costumi di chi è appena arrivato in Italia. Ma cosa ti dà più soddisfazione?

«Tutto».

Ora Yaya è lontano, è tornato a casa, in Algeria. Tra l’altro, non poteva perdersi la nascita del suo primogenito. Si chiamerà Mohamed. Al centro tutti lo stuzzicavano bonariamente sulla scelta del nome: «Sempre Mohamed, chiamatelo Leonardo!». «No, io direi Franco». Anche qui, in Puglia, Yaya sta bene e si fa voler bene, nonostante la precarietà in cui vive. Lo si nota dall’espressione tranquilla e dal sorriso che si porta sempre appresso. «Tornerai?» – «Tornerò».

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mercoledì 4 ottobre 2017