Vendite eccellenti

Uno dei celebri cappelli a due punte di Napoleone Bonaparte è stato venduto, lo scorso mese, dalla casa d’aste Osenat per la modica cifra di 1,8 milioni di euro. Tanto di cappello, verrebbe da dire al cittadino sudcoreano che ha firmato il pesante assegno con il quale la famiglia reale Grimaldi di Monaco – proprietaria del cimelio – potrà finanziare i lavori di restauro del palazzo del Principato. Non si tratta, tuttavia, di un esemplare raro: pare che in giro per il mondo ci siano almeno altri 18 esemplari del cappello bicorno dell’Imperatore, noto anche come ‘feluca’.

A essere battuti dal maître Jean-Pierre Osenat per svariate migliaia di euro anche altri ammennicoli, tra cui un piatto del servizio particolare di Bonaparte e una culla donata alla figlia adottiva Stéphanie de Beauharnais. Nel 2007 la stessa sorte era toccata alla sciabola che l’Imperatore adoperò a Marengo. La cifra sborsata fu pari a 4,8 milioni di euro.

La storia dell’arte 
Nel 2013 il dipinto di Pablo Picasso intitolato El sueño (o La rêve) fu ceduto da Steve Wynn, magnate di casinò e hotel a Las Vegas, a Steven A. Cohen per 155 milioni di dollari; due anni prima I giocatori di carte di Cezanne passò dalle mani del magnate greco George Embiricos a quelle della famiglia reale del Qatar per 254 milioni di dollari; il Bal au moulin de la Galette di Renoir fu battuto, nel 1990, per 138 milioni di dollari, mentre L’urlo di Munch, nel 2012, fruttò al suo proprietario soli 120 milioni di dollari.

Vendersi il Nobel? Si può!
È capitato a James Dewey Watson, scopritore nel 1953 della struttura a doppia elica del DNA e vincitore 9 anni dopo del prestigioso premio. Recentemente, a causa di problemi economici, si è separato dalla preziosa medaglia che è stata battuta all’asta da Christie’s per 4,1 milioni di dollari.

È giusto che simili cimeli finiscano in mano ai privati?
La domanda è lecita: non sarebbe meglio che tali oggetti fossero esposti in qualche museo e quindi appannaggio di tutti? La tutela dell’arte non dovrebbe venire prima di qualsiasi individualità?
«Ai posteri – verrebbe da dire – l’ardua sentenza!».

L'alternativa
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giovedì 27 aprile 2017