Pensare e ascoltare gli spazi

«D’una città non godi le 7 o 77 meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda». Così Calvino ne Le città invisibili.

Rubo la citazione come pretesto per dare la parola allo spazio. Non quello celeste, né quello astratto della geometria, ma quello delle piazze. Vi è mai capitato di pensare che una piazza, una strada, un incrocio, un viale, possano parlare?

Immaginate, o semplicemente ricordate, un luogo che avete sempre visto in un certo modo. Magari con dei lavori in corso che sembravano infiniti. Rumore continuo, trapani, difficoltà a camminarci in mezzo, cemento in lavorazione, mattoni e mattonelle qua e là, e via così. Passarci doveva essere veramente indispensabile, altrimenti meglio cambiare via.
Poi, un giorno, è tutto cambiato. È diventato vivibile, persino bello. Al rumore dei trapani si è sostituito il brusio della gente. Al posto delle transenne, delle panchine di legno. Qualcuno è seduto a chiacchierare, qualcuno a mangiare, qualcuno a suonare uno strumento. La statua al centro è stata restaurata e sembra proiettata verso il cielo, aperta al mondo. Le mattonelle sono al loro posto, per terra. C’è un chiosco nuovo, dove ci si incontra. Ci sono gli alberi, a impreziosire la mano dell’uomo che da sola non basta mai.
Penso a una in particolare, ma credo possa valere per una qualunque: e voi, siete ancora convinti che una piazza non parli? Nel chiacchiericcio misto al traffico dei dintorni, a me sembrava dicesse chiaramente: “Guarda come vive la città! Guarda come cambia. Guarda come può divenire bella, come si può averne cura”. Allora mi è venuto in mente quanto poco valutiamo l’importanza di pensare gli spazi.

Dovremmo avere un architetto di fiducia per ogni cosa. Per ri-organizzarci continuamente nei luoghi (tutti!) della nostra vita e renderli più piacevoli. Abitare ed essere coincidono, lo diceva pure il filosofo Heidegger. «Per imparare a essere dobbiamo imparare ad abitare», essere capaci di costruire, di immaginare un luogo che ci parli, provare ad ascoltarlo.
Quante cose può dirci una strada? E più ci piace, più ci piaceranno le cose che ci dirà. Dovremmo abituarci allora a progettare – prima ancora che trasformare – i posti che costruiamo e viviamo in modo che ci ricordino continuamente la bellezza.

L'alternativa
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sabato 29 aprile 2017