Matematica come stile di vita

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Quando dico che studio Matematica, la tipica reazione delle persone è:
“Ah… Io non ho mai capito niente”. Tutto accompagnato da un visibile shock, misto a disgusto.
Come se la matematica fosse un enorme libro da imparare, che tutti hanno visto, ma non tutti hanno capacità di ricordare. Come se esistesse una fine in un mondo che non ha confini, se non l’immaginazione umana.
Purtroppo (per loro) la matematica è tutto.
Si potrebbero scrivere migliaia di libri sulle applicazione della matematica: a partire dai soliti esempi come computer, GPS, finanza quantitativa, fino ad arrivare a svariate applicazioni in ambito medico, biologico, ma anche sociologico. Cose interessantissime, ma che non rappresentano la vera essenza della matematica, anzi, la vera matematica è perfettamente inutile.
Un matematico non si chiederà mai a cosa potrà essere applicata la sua teoria, né la svilupperà solo per risolvere un problema di carattere pratico. Un vero matematico lo farà perché si diverte nel farlo. Per quanto masochista possa sembrare, spremersi fino all’ultima goccia per risolvere un problema apparentemente irrisolvibile dà una soddisfazione enorme. Riuscire a collegare concetti che sembravano distanti anni luce, trovare un passaggio più elegante tra un punto ed un altro, capire ragionamenti non afferrati in precedenza: poche cose sono altrettanto appaganti. È un esercizio mentale che genera più problemi di quanti ne risolva, ma che apre orizzonti mai immaginati prima.
Tuttavia, è proprio questo che rende la matematica una materia ostica: chi sano di mente passerebbe giorni a pensare ad un problema che non ha nessuna utilità pratica? Perché sprecare tempo su un quesito che potrebbe non avere soluzioni? Chi vorrebbe far fatica ad arrivare all’essenza di un ragionamento, quando abbiamo tutte le informazioni del mondo a portata di un click? Pochi. Così come pochi scrivono poesie, pochi disegnano, pochi cantano: in un mondo basato sul concetto di utilità, perché si dovrebbe fare una cosa perfettamente inutile?
Ma la risposta è già nella domanda. Se qualcuno mi chiedesse di scegliere un solo motivo per cui faccio matematica, sceglierei proprio la sua totale inutilità. L’assenza di qualsiasi pressione e interessamento da parte del mondo esterno. La possibilità di essere liberi e di sperimentare. Di esplorare le capacità del proprio cervello senza interferenze.
Essere inutile nella società contemporanea è un privilegio che va usato. L’inutilità rende liberi di essere quello che si è, di non dover rendere conto a nessuno.
Nonostante tutte le invenzioni tecnologiche e ottimizzazioni produttive, ancora oggi abbiamo bisogno di persone che credano che certe cose vadano fatte non perché utili, ma perché piacciono. Non per i riconoscimenti, ma per la soddisfazione dopo una dura giornata di lavoro.
E se un giorno qualcuno vi dirà di essere un matematico, al posto di sgranare gli occhi e fare la faccia spaventata, sorridetegli e augurategli buon divertimento.

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giovedì 27 aprile 2017