Le ghost stations della metropolitana di Londra

Mind the gap è l’espressione utilizzata nella tube londinese (402 km di rete, 11 linee e 382 stazioni) per avvisare i passeggeri del divario tra banchina e vagone della metropolitana. In certi casi dovrebbe però essere modificata in “mind the ghosts”. Sì, perché all’interno della London Underground (che l’anno scorso ha compiuto 150 anni), esistono delle stazioni fantasma, cioè non più usate a causa della scarsa utenza o per ragioni logistiche. Quelle finora note sono 18, alcuni però ne stimano 40 (tra queste Down Street dove Churchill, durante la Seconda guerra mondiale, riunì il suo War Cabinet e Brompton Road dove Rudolf Hess, vice di Hitler, fu interrogato dopo la cattura) a cui si aggiungono due piattaforme (Swiss Cottage e Charing Croos).
A rendere il tutto ancor più spettrale le numerose leggende che vi ruotano attorno.
Nella Farringdon Station si aggirerebbe il fantasma di Anne Naylor, una giovane apprendista cappellaia assassinata, pare, dal suo datore di lavoro proprio nel luogo in cui venne edificata la stazione. Al soffiare dei venti sotterranei, si udirebbero ancora le grida di dolore della ragazza, soprannominata the screaming Spectre (il fantasma urlante). Anche la Bank Station darebbe un gran daffare ai Ghostbusters: ad aggirarsi tra le vecchie e vuote banchine ci sarebbe la Black Nun (la suora nera), sorella di un cassiere di banca giustiziato per falso nel 1811. La donna per i restanti 40 anni della sua esistenza si vestì sempre di nero e sperò che il fratello uscisse vivo dalla banca. Il suo senso di tristezza e depressione sarebbero ancora palpabili.

In un futuro prossimo le stazioni fantasma potrebbero essere riqualificate: Ajit Chambers, ex banchiere Barclays e CEO dell’azienda The Old London Underground, ha presentato un progetto – finanziato privatamente – per la riqualificazione di ben 750 spazi. La mission è semplice e geniale: anziché svendere le aree ad un’asta pubblica, verranno affittate da Trasport for London (società che gestisce la Tube) ad imprenditori privati, per farne gallerie d’arte, locali notturni, persino un museo nazionale di Vigili del Fuoco. Il contribuente non spenderà un centesimo e il ricavato, che andrà al TfL, servirà per migliorare il servizio, che non verrà in nessun caso interrotto dai lavori di riqualificazione.

L'alternativa
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sabato 11 novembre 2017