La scrittura e il giornalismo

Il termine “scrittura” nel Vocabolario Treccani ha un significato ben preciso: «Rappresentazione visiva, mediante segni grafici convenzionali, delle espressioni linguistiche. L’insieme dei segni con cui tale rappresentazione viene realizzata».
La scrittura viene quindi vista come un insieme di simboli convenzionali, dunque comprensibili da chiunque ne abbia le facoltà per farlo.

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In realtà, la scrittura è molto più di questo: è un insieme di sfumature che creano una sinfonia che nulla ha di convenzionale, poiché è propria di chi la compone. Quando si legge una poesia, una fiaba, un romanzo o un racconto, si ha comune accesso ai pensieri dell’autore, ma l’interpretazione e i colori che ne scaturiscono sono diversi per ogni lettore. La scrittura è un mondo nuovo, pubblico e privato, che ostenta e preserva, che spolvera ogni intreccio di parole con un velo misterioso.

Dalla parte opposta sta il giornalismo: un’attività che comprende l’informazione, la cronaca, la diffusione. Un’attività che per quanto sia di scrittura, di scrittura non ha null’altro che lo stampo stilistico dell’autore, meglio detto giornalista.
Spesso il giornalista riporta i fatti proprio come il suo impiego richiede: cercando di renderli chiari e accessibili, meglio detto convenzionali.

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Per quanto scrittura e giornalismo si intersechino, lasciando spesso i confini confusi, il giornalismo non potrà mai essere totalmente e liberamente interpretato, poiché deve informare, riportare la verità dei fatti, lasciando poca immaginazione al lettore.
I due differiscono anche solo per l’approccio del lettore: un lettore sceglie quale libro leggere, in base al suo gusto e alle sue sensazioni. Un lettore però, non sceglie le informazioni: queste arrivano imperterrite per rendere attiva la sua conoscenza del mondo che lo circonda, senza sfumature o fronzoli, che mirano spesso alla (cruda) verità.
Non c’è approccio giusto e non c’è approccio sbagliato, semplicemente si tratta di due approcci diversi.

Ciò che però accomuna scrittura e giornalismo, sono le sfumature ingannevoli: presenti anche laddove la notizia dovrebbe essere chiara e laddove invece l’autore ha libertà di censurare le sue sfumature. Come in tutte le cose alla fine, anche nella scrittura e nel giornalismo esiste un confine soffuso e non così marcato, lasciando spazio ai più abili di farci sempre un po’ sognare.

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lunedì 19 novembre 2018