Facilitatori capaci di promuovere il dialogo in uno spazio neutrale?

La retorica della piattaforma

‘Piattaforma’ ha almeno quattro diverse accezioni: quella architettonica – una struttura rialzata destinata a specifiche attività; quella computazionale – un’infrastruttura che supporta il design e l’uso di determinate applicazioni; quella figurativa – fondamenta di un’azione, ma anche base metafisica per nuove opportunità; infine quella politica sia in senso materiale – un podio dal quale esprimere la propria opinione – che concettuale – una determinata posizione, implicitamente neutrale e aperta dato che si tratta letteralmente di una pedana piatta. Unendo le varie caratteristiche fisiche e ideologiche otteniamo una struttura funzionale, rialzata, ma al contempo piana e facilmente accessibile, un ensemble progressista ed egualitario volto a facilitare una certa azione.

È luogo comune che le piattaforme digitali, al contrario dei mass media tradizionali, offrano la possibilità di comunicare in uno spazio paritario e sostanzialmente libero. Si coglie un’eco populista: ecco l’amo lanciato agli utenti. Ma c’è di più: sono ambienti dinamici, perfetti per sfruttare nuove opportunità commerciali. Infatti, consentono non soltanto di giocare con effetti grafici sorprendenti e di sfruttare la partecipazione attiva dell’utente, ma anche di memorizzare dati personali e preferenze espresse dal singolo con un click. Su questa base i pubblicitari possono generare un chiaro profilo del consumatore e definire campagne promozionali sempre più individualizzate. Così si cerca di far abboccare i professionisti dell’industria creativa, gli investitori. Non è finita qui. Essere una “piattaforma”, anziché un “distributore”, permette di addossare la propria responsabilità legale ad altri, ad esempio i fruitori. Sono questi ultimi a usare e (s)caricare contenuti che il provider si limita a ospitare. Emblematico è il caso di YouTube, dove in fin dei conti è l’amatore a essere colpevole di violazione di copyright.

Il termine è parte del linguaggio comune ed è facile dimenticarne le implicazioni. Eppure rappresenta un elemento cruciale entro una strategia di posizionamento a livello discorsivo che comporta notevoli vantaggi rispetto al modo in cui una tecnologia viene percepita dal pubblico. La sua ricchezza semantica suggerisce molto e maschera altrettanto: nonostante la facciata democratica, il ruolo della piattaforma digitale è strettamente connesso con l’aspetto economico che rende l’utente una risorsa monetizzabile. Sia chiaro, tali tecnologie possono essere utilissime. L’importante è ri-conoscerle con spirito critico per capire cosa si nasconde dietro quanto viene detto.

L'alternativa
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martedì 26 febbraio 2019