La filosofia dello “yes man”

Oggi vi vorrei parlare di quella che considero la “filosofia”, se così possiamo chiamarla, che più si è diffusa nella nostra cultura negli ultimi anni: la filosofia dello “yes man”. Tranquilli, il referendum costituzionale non c’entra nulla con il mio discorso, o comunque c’entra solo relativamente.

Dopotutto la parolina “sì” ed il suo corrispettivo negativo, “no”, vengono ripetute fino alla nausea nei mesi di campagna elettorale ed è inevitabile, se si vuole ragionare sul significato di queste due parole, farvi riferimento. Vi chiedo perciò di perdonarmi se insisterò ancora sul tema generico del “referendum” per il mio discorso, che, immagino, vi sarà uscito più volte dalle orecchie in questi giorni.

Torniamo indietro di qualche mese: aprile 2016, mese di campagna elettorale di un altro referendum, quello per l’abrogazione della legge sulle trivellazioni vicino alle nostre coste. Il comitato favorevole alle trivellazioni si chiama “Ottimisti e razionali”, con l’implicito intento di etichettare la controparte contraria come pessimista ed irrazionale.

Ora, il punto della filosofia dello “yes man” è proprio questo: accettare come risposta razionale ad una qualsiasi proposta solo il “sì” e bollare come irrazionalità ogni rifiuto. Chiunque si opponga a ciò che il mondo propone, sia essa una proposta politica, commerciale o culturale, è sostanzialmente un po’ un folle agli occhi di uno “yes man”; chiunque si comporti in maniera diversa da come si comporta la maggior parte delle persone è solo un individuo stravagante, che compie le proprie scelte seguendo criteri sbagliati, spesso retrogradi e bigotti.

Essere un “no man”, di questi tempi, è perciò particolarmente difficile. Cercare di andare contro corrente lo è di certo sempre stato, ma oggi mi pare che lo sia ancora di più: il mercato impone le proprie novità in modo inarrestabile e ad un ritmo frenetico e le persone tendono ad accettare tutto quello che gli viene proposto senza la minima opposizione. Ogni spazio di critica viene facilmente chiuso bollando chi ha sollevato il dubbio come “no man”.

Intanto però non ci rendiamo conto di cosa stiamo costruendo intorno a noi, di come tutti questi “sì” acritici stiano contribuendo a costruire un mondo nel quale siamo sempre più dipendenti dalla tecnologia e sempre più disoccupati; sempre più comunicativi, ma sempre meno capaci di relazionarci con le persone; sempre più consumisti e sempre più consumati.

Credo che dobbiamo essere consapevoli che ciò che scegliamo gioca un importante ruolo non solo nella nostra vita, ma anche nel mondo che stiamo costruendo insieme. Scegliere implica sempre un certo grado di responsabilità.

Non siate perciò degli “yes man”: non deresponsabilizzatevi. Non fate tutto ciò che vi viene imposto dal mondo solo perché tutti lo fanno o perché opporvi costa troppa fatica o è giudicato negativamente. Assumetevi la responsabilità di pensare con la vostra testa: la vita non migliora solo con i “sì”, ma anche , e forse soprattutto, con dei forti “no”.

L'alternativa
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giovedì 13 aprile 2017