Il privato a pagamento di Airbnb

Come Airbnb ha messo in crisi il mio concetto di privato

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Negli ultimi anni si sono sviluppate molte piattaforme volte a sovvertire tradizionali pratiche di viaggio per stabilire invece strutture orizzontali che offrono maggiore flessibilità, permettono di spostarsi a basso costo e favoriscono il contatto tra le persone. Tra queste figurano Uber e BlaBlaCar per i trasporti, Airbnb per l’immobiliare. Sul portale Airbnb (fondato nel 2008) gli utenti possono offrire o cercare stanze presso abitazioni private in una determinata città. Il turista, oltre a risparmiare qualcosa sui costi di pernottamento, ha così l’opportunità di vivere la città in maniera più autentica – o almeno così si suppone.

Alcune settimane fa ho avuto l’esigenza di trovare alloggio in quattro diverse città, una notte ciascuna, e così mi sono messa a esplorare il sistema di Airbnb. L’esperienza è stata positiva, gli ospiti molto gentili, nulla è andato storto. Eppure mi sono trovata a vivere il tutto con un certo disagio. Credo che il mio sentimento possa essere spiegato con il progressivo sfaldarsi dei confini tra pubblico e privato. È bene chiarire che con pubblico mi riferisco non tanto a servizi offerti dallo Stato, quanto a esercizi commerciali che sono aperti a tutti (ammesso che siano in grado di permetterseli) e hanno un carattere neutrale.

Forse ho una mentalità antiquata, ma per me la casa è la concretizzazione del concetto di privato. È un luogo che contiene non solo oggetti personali, ma anche abitudini; per questo motivo viene aperto più facilmente ad amici e parenti che a estranei. Vivendo all’estero ho notato che spesso avere accesso all’abitazione di qualcuno è un privilegio. Certo, ciò dipende anche da un fattore culturale. Tuttavia, entrando in casa di un’altra persona, ho sempre l’impressione di entrare anche nella sua vita in una maniera un poco più invadente. Questa sensazione è positiva se desidero approfondire la conoscenza dell’altro, mentre mi risulta spiacevole con estranei. Nel caso di Airbnb, poi, l’ingresso si paga. Questo rende ancora più complessa la relazione: stai entrando in una zona di privacy di uno sconosciuto con cui però hai un rapporto dominato da una transazione commerciale. Quest’ultima conferisce alla sistemazione i caratteri di un hotel, senza che però lo sia; la casa assume delle funzioni che normalmente non avrebbe e lo stesso avviene con i suoi abitanti.
Ammetto che forse non avrei pensato tutto questo se avessi alloggiato in una porzione di casa messa a mia totale ed esclusiva disposizione anziché in una stanza nella stessa abitazione degli ospiti, ma credo che valga la pena di riflettere oltre sulle transizioni che stanno subendo pratiche e luoghi un tempo considerati senza ombra di dubbio privati.

L'alternativa
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mercoledì 4 ottobre 2017