I piedi violati

Quando l'onore supera il dolore

Cina, IX-X secolo d.C. Inizia per le bambine una pratica che le segnerà tutta la vita. Le madri prendono in braccio le giovani occhi a mandorla e le rassicurano prima di iniziare: devono sentirsi delle privilegiate, perché così saranno prescelte da un nobile marito. Da quel momento, ogni giorno le aiuteranno a fasciarsi i piedini con garze strettissime, fino a piegarglieli e rompere le ossa, per farli entrare dentro scarpe minuscole ma decorate finemente, che li trasformeranno in Gigli d’Oro (o Loti dorati). Le fiere madri cercheranno di alleviare il fortissimo dolore delle figlie rincuorandole che i piedi deformati somiglieranno al bulbo di un giglio, fiore simbolo di purezza e nobiltà, e che camminando l’oscillazione dei loro corpi (data dal dover procedere con ossa fratturate, doloranti e innaturali) ricorderà a tutti gli uomini rispettabili l’oscillazione dei fiori mossi dal vento.

Così le famiglie nobili investivano sui piedi delle figlie, per destinare loro un futuro dentro un’altra ricca famiglia, perché i Gigli d’Oro erano una virtù, attraente eroticamente, tanto che le prostitute con quel tipo di piede si facevano pagare di più, mentre le altre venivano ripudiate. Anche nelle classi sociali più basse si cercava di attuare questa tradizione, con la speranza di essere un giorno scelte da un benestante cinese, ma era più difficoltoso perché si lavorava molto durante il giorno, mentre le nobildonne erano aiutate e non si affaticavano.
Una questione di onore, e la speranza di un futuro migliore. Oltre al legame con l’idea dell’uomo dominante: il capo famiglia, vivendo accanto a un fragile fiore di loto, si sentiva rafforzato nella sua virilità.
Con l’instaurazione della Repubblica Popolare Cinese (1949) la pratica è stata finalmente vietata, perché considerata infamante per il corpo femminile. A quel punto la situazione si è capovolta: le cinesi a cui era stata raccontata la favola del Loto dorato, che avevano quotidianamente cambiato con cura le fasce ai piedi rischiando la morte per infezione, iniziarono a rappresentare una cattiva usanza e furono respinte dalla società; mentre le fortunate dai piedi vergini, non iniziate alla pratica, divennero prede ambite. Alcune cinesi dai piedi violati sono rimaste in vita; a loro è toccato il triste destino di esclusione dal mondo: troppo piccole prima e troppo deformate poi. Conservano ancora le scarpine di bambola, marchio di fiori strappati da un finto giardino.

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martedì 2 maggio 2017