Evoluzione

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Foto di Augusto Cantamessa

All’uscita dalla scuola Ugo Bartolomei, dove frequentava la prima elementare, Lucrezia
aspettava il padre che veniva a prenderla con la macchina. Non le accadeva mai di trovarlo fuori con gli altri genitori perché era sempre in ritardo. Pian piano i suoi compagni se ne andavano, la bidella tornava dentro chiudendo il cancello e lei restava sola sul marciapiede deserto. Si alzava in punta di piedi cercando di avvistare l’auto; se almeno fosse stata rossa avrebbe potuto identificarla ma era bianca e i modelli non sapeva riconoscerli. Pioveva, come facilmente accade ai primi di marzo, e Lucrezia se ne stava con l’ombrello stretto a due mani più impaurita del solito. Improvvisamente la strada fu animata dal passaggio di due uomini tutti bagnati che si guardavano con le facce cattive. Cominciarono a litigare a pochi passi da lei. Uno gridò una brutta parola, l’altro alzò le mani, poi si presero per il collo. Per non vedere Lucrezia si chiuse l’ombrello sulla testa e tra i brividi recitò una preghierina.

Sette anni dopo era diventata una grande lettrice. In un angolo della sua cameretta c’era
una poltrona e dietro di essa lo stelo metallico di una lampada sormontata dal paralume a
forma di cono. Sotto quella luce concentrata passava molte ore dei suoi pomeriggi fino a
quando il padre tornava dal lavoro e si cenava. Spesso mangiavano in silenzio mentre la
televisione trasmetteva il notiziario e la mamma fumava una sigaretta tra una portata e
l’altra. Una sera di fine inverno sentì le grida dei genitori che litigavano in cucina e il rumore inconfondibile di uno schiaffo. Di lì a poco sarebbe stato sempre più frequente ma quella era la prima volta e si spaventò. Chiuse la porta della sua stanza e preso dal comodino Per l’onore di Roccabruna sprofondò nella poltrona sotto una coperta di lana cacciando la testa fra le pagine del libro. Senza più accorgersi nemmeno del temporale che infuriava scivolò nella storia abbandonando il mondo.

A ventun anni Lucrezia lavorava come segretaria nello studio del notaio del piano di
sopra. Era molto diligente e apprezzata dal suo datore di latore di lavoro che proprio per
questo si dimenticava a volte di pagarle lo stipendio. La ragazza tuttavia avrebbe sgobbato
anche il doppio e gratis pur di frequentare il figlio che era sempre lì a presentare richieste
al ricco genitore. L’avvenente giovanotto, a forza di vederla arrossire alla minima occhiata
che le dava, volle togliersi il capriccio. La invitò a cena e alla fine di una serata in cui aveva
faticato a trattenere gli sbadigli la riaccompagnò a casa con la sua automobile nuova di
zecca. Cadeva una pioggia finissima quando, ribaltati i sedili della Golf, la prese senza tanti complimenti. Dietro i vetri appannati giacque senza poter opporre resistenza alla foga dell’uomo.

Questa volta non c’erano né ombrelli né libri e dovette vedere e sentire tutto fino alla fine.

L'alternativa
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lunedì 14 ottobre 2019