Collezionismo? Smania?

Era una bella giornata di primavera, il sole splendeva e gli uccellini – come al solito – cinguettavano. Era un giorno comunissimo di marzo, ma avrebbe potuto anche essere un giorno qualsiasi di un caldo dicembre o di un freddo agosto. La città era una lunga, anonima, sequenza di strade piene di negozi con insegne scintillanti e manifesti pubblicitari su cui erano ritratte persone felici, quasi a dire che l’acquisto di quello o quell’altro prodotto avrebbe portato felicità automatica.

In quell’idilliaco scenario, Giovanni camminava verso l’appartamento del suo amico Marco. Arrivatovi, entrò senza suonare – era molto in confidenza con il padrone di casa– e trovò l’ingresso ingombro di oggetti.
«Ciao Marco! Cos’è tutta questa roba?», chiese, stupito, all’amico.
Neanche avesse suonato La cavalcata delle Valchirie, Marco gonfiò il petto e rispose: «Ebbene, mentre negli ultimi sei mesi eri via a studiare, io ho avviato un certo numero di collezioni: sono il mio passatempo».
Marco iniziò allora a illustrare a Giovanni le sue collezioni di tavoli, orologi, sottobicchieri, portacenere, bicchieri, piatti, telefonini, fiocchetti (che poi, perché uno li collezioni non si sa), chiavi, braccialetti. Passò poi ad alcune enormi pile di calendari e borsellini – chi non li colleziona esattamente in quest’ordine?! A Marco quegli aggregati di oggetti parevano perfettamente normali.
Giovanni chiese allora a Marco: «Perché collezioni tutte queste cose? Sei costruttore di questi oggetti, li studi perché vuoi perfezionarli? Sei per caso un designer?… Sembra di no, perché su nessuno ti sei soffermato per descriverne le qualità».
«No, infatti», rispose Marco, «non sono tanto i pezzi o i singoli gruppi di pezzi a interessarmi, quanto l’averli messi insieme».
«Quindi a te piace accumulare cose?», fece uno stupito Giovanni.
«Sì, e ne accumulerei sempre di più».
«Quindi desideri il possesso degli oggetti? La tua è una specie di brama… ».
«Brama, che pessima parola. Mi fa sembrare ossessionato. Diciamo piuttosto forte desiderio».
In quel momento, suonò al campanello un venditore di enciclopedie.

Marco tornò con un’enciclopedia similissima ad un’altra che Giovanni, curiosando in giro mentre aspettava l’amico, aveva appena notato.
«Ma questa non l’avevi già? », chiese l’ospite.
«Ora ne ho due», rispose un soddisfatto Marco.
«Non ne preferiresti tre? », disse, per scherzo, Giovanni.
«Certo! Non ci avevo pensato!», sussultò Marco, dandosi una manata in faccia. E corse verso il venditore per averne altre.

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mercoledì 4 ottobre 2017