“Ciao mamma non scappo con il circo, ne fondo uno”

Intervista a Tommaso l’acrobata

«Se prima ero uno a fare il giocoliere, adesso siamo in due a fare i giocolieri; se prima eravamo in due a fare i giocolieri, adesso siamo in tre a fare i giocolieri… e un quarto ci fa da costumista.»

Cantata o raccontata, la storia che mi ha raccontato Tommaso Brunelli ha ritmo e musicalità (oltre a mettere di buonumore).

Per emulazione del fratello maggiore, per voglia di capire come poter applicare il Nuovo Circo ad aspetti pedagogici a lui cari e per semplice voglia di divertirsi, da sette anni Tommaso e i suoi fratelli sono fondatori e formatori dell’Associazione Mercanti di Luce, la cui scuola di circo Bolla di Sapone è il progetto maggiore.

Nulla di improvvisato ed impulsivo, durante il nostro caffè delle ore 20.00, mi racconta dei suoi studi biennali alla Scuola di Circo Pedagogico in Val Pusteria (Trentino-Alto Adige) e della rispettabilità del mestiere di circense.

«Il circo ha una sua dignità, non è solo divertimento ed energia. Ci sono aspetti fortemente educativi. Tra acrobati bisogna fidarsi l’uno dell’altro, avere confidenza con il proprio corpo e con quello altrui» continua sicuro «è uno dei pochi posti, in cui il contatto fisico non è fallo come invece negli sport.»

Il circo come attività motoria, come spettacolo per grandi e piccini, con quel pizzico di pericolo che fa tenere gli occhi puntati verso il cielo (fatto di stelle o di teloni), è evidentemente una delle sue ragioni di vita. «L’affermazione che mi piace più citare è quella di Roberto Magro, un visionario del circo, che descrive il circo come libero, fragile, reale, in costante variazione.»

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Dietro un amore profondo, c’è spesso un sacrificio altrettanto rilevante. La sua risposta non tarda a stupirmi: «lavoro 10-11 ore al giorno per l’Associazione: ore in palestra con i ragazzi, per l’invenzione di nuovi attrezzi o la riparazione di vecchi, la preparazione degli spettacoli che portiamo in giro… in pratica il tempo per i miei di corsi, per essere io l’allievo, purtroppo non è mai abbastanza. Cerco di fare almeno un corso l’anno, adesso faccio improvvisazione teatrale, l’hai mai fatta?».

No, ammetto di no. E ammetto anche che alla sua affermazione «la parte di gestione burocratica di tutto non è facile, ma certe sere torno a casa così carico e felice che quando mi metto a letto quasi non riesco a dormire», mi fa venire voglia di arrampicarmi su un nastro.

E io spezzando la poesia, gli chiedo se vive solo degli introiti dell’Associazione. Mi risponde che in 7 anni son notevolmente aumentati, ma che mal che vada per arrivare a fine mese (oppure se un giorno vorrà cambiare mestiere) proverà ad usare la sua laurea in ingegneria. La scienza, la chimica, lo hanno sempre affascinato e ancora oggi cerca di tenersi aggiornato su argomenti scientifici.

«E poi» continua «l’associazione non mi ha solo permesso di crescere come persona, ma anche di rafforzare il legame con i miei due fratelli e mia sorella (costumista). In qualunque modo andrà, sarà servita a qualcosa.»

Un acrobata del tempo questo Tommaso, iniziando da adolescente nella sua stanza, poi come artista di strada e durante le assemblee di istituto, poi formatore di giovani ed artista su palchi e pedane.

«Il circo è una magia che si può regalare, ci capita di fare degli spettacoli per beneficenza o anche solo per regalare un momento di gioia e brivido a chi vogliamo» e aggiunge «ogni circense vive la sua professione in modo diverso… io ho scelto questo.»

Nulla da ridire, soprattutto quando tra gli attrezzi d’uso mi dice che il suo preferito è la corda molle del funambolo «perché non è inflazionata, non di moda per ora, ma è uno strumento intimo per me e che mi rilassa.»

Potrei parlare degli spettacoli primaverili che ha realizzato a Trento con altri artisti, di quelli che porta in giro e di tanto altro. Potrei scrivere e sotto firmare che Tommaso è innamorato del suo lavoro, che gli si legge in faccia. Potrei scrivere un articolo ancora più lungo, ma non lo farò. Concluderò con le sue parole «io il tempo non lo uso, lo usuro» e direi che va bene così.

L'alternativa

I vostri commenti all'articolo

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  1. Fabiola Crosina

    Un pomeriggio mio figlio di tre anni e mezzo è tornato a casa dalla scuola materna entusiasta e non trovava nemmeno le parole per riuscire a raccontarmi tutto quello che aveva fatto “Uno signore magico con il cappello”, così l’ha definito. Mi ha raccontato di polvere magica, di frecce invisibili, biciclette con una ruota e di mille altre cose strabilianti. Raramente l’avevo visto così felice e soprattutto desideroso di raccontarmi tutto. mi sono chiesta chi fosse questo signore capace di suscitare un simile entusiasmo! Qualche sera dopo c’è stata la riunione dei genitori e le maestre ci hanno mostrato le foto e i disegni dei nostri bimbi e raccontato dell’acrobata Tommaso.
    Scrivo per dire grazie a Giulia e soprattutto grazie a Tommaso per aver fatto sognare e divertire e appassionare il mio bimbo che per gironi ha detto che da grande vuole fare “Quello signore magico con il cappello”!

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mercoledì 4 ottobre 2017