Affermarne la verità è atto di fede, allora io Credo!

B: «Il problema è, signor Galilei, che quello che Voi dite vero, non lo è necessariamente, è solo una delle possibili soluzioni, per quanto ben congeniata.»
G: «Vostra Eminenza, non potete dire una cosa del genere. Ho la dimostrazione che quello che dico risponde al vero».
B: «Voi avete, Galileo, dimostrazione che ciò che dite è verosimile; affermarne la verità è atto di fede.»
G: «Eminenza, allora io Credo!».

Ho iniziato con un dialogo fittizio tra Galileo e il Cardinale Romolo Bellarmino, padre della Chiesa, che di fittizio ha solo la forma, essendo la sostanza contenuta in alcune lettere degli anni ’10 del Seicento. Lo strumentalismo di Bellarmino, l’idea di usare una teoria verosimile senza assurgerla per ciò solo a verità, tornerà alla ribalta in epoca moderna. E fin qui niente più che una reminescenza storica.
Dove dunque l’elemento in più? In ciò che segue (spero). Altrimenti in ciò che seguirà a ciò che segue: il bello di un dialogo è che nessuno sa, di per sé, quando finirà.

In ogni teoria, per quanto essa possa essere scientifica, c’è sempre un elemento di fede.
Il mondo si presenta al Sapiente come un oggetto, coperto da un telo, del quale egli potrà percepire le asperità, le sporgenze, ogni rientranza e ogni protuberanza, fino a quando il suo tatto, nella sua finezza, glielo consentirà.
L’interpretazione delle sensazioni umane, di matrice razionale (ed anche emotiva per taluni, più avveduti), è sempre una disposizione – fra le tante date dalle combinazioni di elementi diversi – che si basa su una serie di valutazioni, una serie di giudizi probabilistici che l’individuo fa. La sequenza di input interpretati si chiama teoria.
Per coerenza logica, nell’esposizione della teoria lo Studioso cercherà di non contraddirsi e cercherà di vedere uguale l’uguale, diverso il diverso, sia usando il criterio dell’identità che quello della differenza, ma alla fine della sua ricostruzione dovrà rispondere a una domanda: quanto la descrizione corrisponde alla realtà?
È qui, nella valutazione della rispondenza del modello alla realtà, che l’Uomo, inutili tutte le percezioni attraverso il telo, le esperienze sensoriali, dovrà fare l’atto di fede, che, per quanto accompagnato da dialettica, dimostrazione e logica ferrea, rimarrà sempre tale.
Le descrizioni sistematiche della realtà trovano il fondamento nella rispondenza al vero, nella loro efficacia esplicativa e in mill’altre considerazioni esterne, differenti, ma tutte unite da un unico tratto: esse sono dichiarazioni (guidate da alcuni indici) di fede dello studioso.
Nemmeno questa mia fa eccezione. E il cane continua a mordersi la coda. Almeno fino a quando qualcuno non decida di farlo smettere, spezzando la catena con una dichiarazione di fede.

L'alternativa
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venerdì 28 aprile 2017