Amedeo Guillet

Il Comandante Diavolo

Collana Insoliti e ignoti

Amedeo Guillet nacque a Piacenza nel 1909 da una nobile famiglia piemontese. Come era solito per i giovani aristocratici, frequentò l’accademia militare, dove sviluppò le sue innate doti di cavaliere. Conclusasi questa esperienza, venne assegnato al reggimento Cavalleggeri di Monferrato con il grado di sottotenente di cavalleria.

Guillet si trovò ben presto impegnato in battaglia prima in Etiopia e poi in Spagna, dove si distinse per le sue capacità di comando e per il suo valore in combattimento.
Poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il tenente Guillet venne inviato in Eritrea e posto al comando del Gruppo Squadroni Amhara, una formazione militare composta da etiopi, eritrei e yemeniti. Grazie ai suoi modi da gentiluomo, il giovane Guillet ottenne rapidamente la stima dell’intera unità e venne soprannominato Comandante Diavolo, per il suo sprezzo del pericolo.
Le Bande Amhara si gettarono nella mischia in numerose occasioni, sia contro i ribelli indigeni sia, dopo l’ingresso dell’Italia in guerra del 10 giugno 1940, contro le truppe inglesi. Proprio questi rimasero stupiti dall’ardore del Gruppo Amhara quando, a cavallo, attaccò le loro colonne di blindati ad Agordat, per difendere la ritirata dell’esercito italiano.
Successivamente, di fronte alla resa italiana in Africa Orientale, Amedeo Guillet decise di continuare, per conto suo, la guerra con gli inglesi. Abbandonò l’uniforme e con un gruppo di fedelissimi indigeni iniziò una dura guerriglia.

Braccato dai servizi segreti britannici, assunse una nuova identità, sotto lo pseudonimo di Ahmed Abdallah al Redai, e grazie alla sua conoscenza dell’arabo si mimetizzò perfettamente tra i locali. Si impersonificò così a fondo nella sua nuova identità che abbracciò perfino la religione musulmana.
Dopo numerose peripezie e colpi di fortuna, Guillet lasciò l’Eritrea riuscendo a sbarcare in Yemen, dove venne, prima, incarcerato e, poi, condotto di fronte al sovrano yemenita, l’Imam Yahiah. Questi, impressionato dal racconto del Comandante Diavolo, lo nominò Gran Maniscalco di Corte e precettore dei suoi figli.
Nel giugno del 1943, eludendo nuovamente l’intellingence britannica, si imbarcò su una nave della Croce Rossa e riuscì a raggiungere l’Italia. Fu assegnato al Servizio Informazioni Militare, ma dopo la fine delle ostilità ed il Referendum del 1946, rassegnò le proprie dimissioni dall’Esercito Italiano.
Nel 1954, vinto il concorso per la carriera diplomatica, venne nominato Incaricato d’affari nello Yemen, dove venne accolto calorosamente dai figli dell’Imam Yahiah. Nelle altre sedi a cui venne destinato si guadagnò sempre la stima e l’amicizia dei locali. Ebbe un rapporto speciale − tra gli altri − con Hussein di Giordania e Indira Gandhi.

Infine, si ritirò a vita privata in Irlanda, dove frequentò anche i militari britannici che gli avevano dato la caccia in Eritrea. Alcuni di loro, affascinati dalla sua incredibile vita, ne diventarono anche i primi biografi.

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sabato 29 aprile 2017