Questo strano Natale 2014

Quando era bambina partecipavo con i miei fratelli, grazie all’aiuto dei nostri genitori, al concorso dei presepi indetto dall’ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi) del paese. Badate, non siamo mai stati una famiglia tutta “messe e preghiere”, ma l’idea di realizzare ogni anno una rivisitazione nuova e diversa della Sacra Famiglia, portava in casa uno spirito di condivisione, di creatività e soprattutto, di voglia di stare assieme unendo le forze per creare quel presepe che aveva, alla fine, un pezzettino di ciascuno di noi.
Una volta lo abbiamo fatto dentro a un vecchio televisore come fosse la scena di un film; un altro dentro a una grande palla di cartapesta che abbiamo colorato a mappamondo per dare il senso dell’universalità di quella nascita che per noi – che non eravamo interessati alla dottrina o alla filosofia – significava semplicemente un’esplosione di amore. Poi ci piaceva l’idea di questa famigliola squattrinata che girava in cerca di ospitalità perché ci sentivamo molto simili.
Tutto era flessibile e spontaneo, solo due erano le regole ferree: 1. Gesù bambino veniva inserito nel contesto la vigilia di Natale prima di andare a dormire e mettere dei mandarini e un bicchiere di latte per Babbo Natale; 2. Qualche giorno dopo toccava alla stella cometa che illuminava la via ai tre Re Magi, aggiunti rigorosamente il sei gennaio, quando arrivavano, dopo un lungo peregrinare, a destinazione.

Questo piccolo rito creava un senso di magia e – lo capisco solo oggi – ci insegnava a comprendere come sia bella la semplicità della condivisione. I litigi mentre dipingevamo le statuine perché volevamo una sfumatura diversa da quella che faceva l’altro; le imprecazioni perché dovevamo scendere a compromessi – ed erano poi sempre gli stessi a cedere; le lunghe pause di biscotti inzuppati nel thè ai frutti rossi che la mamma preparava per tutti.
Il ricordo più forte che ho è proprio legato al profumo: profumo quasi resinoso di aghi di pino, quello vero che tenevamo in salotto tutto addobbato; profumo del muschio preso dal nonno in montagna, un misto fra umidità ed erba; profumo pungente di un inverno freddo, dal cielo limpido e azzurro, del ghiaccio e delle parole non dette perché l’alito si congela impigliandosi tra i fili delle sciarpe.
Questo strano Natale 2014 ha un profumo… diverso. Quello della pioggia, di un cielo terso con una cappa grigia, costante, quello di luci fatte in serie, comperate a tre euro al discount più vicino, di finti alberi e di quindicimila Babbi Natale che sfilano nelle città. Si ostenta grandezza e sapore di plastica.
Chi ha, però, dentro di sé, seppur in un punto imprecisato, il ricordo dei profumi di soli vent’anni fa non può dimenticarli.

Io confeziono regali fatti in casa e metto dei rametti di pino in salotto come giaciglio per le statuine del presepe.

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venerdì 6 ottobre 2017