Commenti all’articolo «Stessa spiaggia, stesso sprofondare» di Gianni Paris

Gentili Renato e Mariuccio,

vi rispondo insieme, visto che i vostri commenti in un certo senso si assomigliano.

Innanzitutto vi ringrazio per averci scritto. Il confronto delle idee è un bene prezioso che va riconosciuto e valorizzato, specie in tempi dove sembra prevalere il luogo comune, il pregiudizio, il disinteresse. Detto questo, due precisazioni.

Gianni Paris ha forse fatto di tutte le erbe un fascio. Tuttavia, in una civiltà dominata dai consumi, allentati più dagli effetti della crisi che da una serena revisione di comportamenti palesemente sopra le righe, mi sembra difficile sostenere che i contenuti dell’articolo in questione siano del tutto infondati. Il modello descritto è datato, più vicino agli anni Ottanta che alla situazione di oggi. Ma questo nulla toglie agli effetti distorsivi di un’epoca dove l’effimero e l’adeguarsi alle mode, soprattutto nei consumi, più che un’eccezione è la regola. Prendere le distanze da questi modelli, anche se in modo ingenuo e un po’ semplificato, più che «staccare il cervello» ho l’impressione che lo connetta.
Faccio notare, solo per la cronaca, che la catena di montaggio nelle economie occidentali non rispecchia la generalità del lavoro, ma una porzione simbolicamente significativa ma quantitativamente irrisoria.

La seconda considerazione, la più importante, riguarda l’esigenza irrinunciabile di rispettare, ancor prima dell’opinione, la persona che la esprime.

Non è una colpa essere under trenta. E non è una colpa, almeno nella maggioranza dei casi, essere un giovane che non trova lavoro. Circostanza che di questi tempi non è purtroppo un evento raro. Per fortuna non è il caso del nostro giovane opinionista, ma anche se lo fosse, se non avesse mai fatto neppure una giornata di lavoro, farsi delle domande e cercare delle risposte, possibilmente usando la testa, è un bene di cui il mondo di oggi ha vitale bisogno. Poi, le opinioni possono essere tante, ma la dialettica costruttiva deve misurarsi sul merito delle questioni e non sul metro deformante e irrispettoso dei giudizi.

Mauro Marcantoni

Il Direttore
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sabato 29 aprile 2017