Zorba il greco

di Nikos Kazantzakis

Scopro solo adesso che la nona uscita della bella collana Romanzi d’Europa, mandata qualche settimana fa in edicola con il Corriere della Sera, ha riguardato uno dei romanzi che più ho amato negli ultimi anni. Sto parlando di Zorba il greco, la storia di Nikos Kazantzakis da cui, nel 1965, venne tratto il fortunato film con Anthony Quinn e Irene Papas. La trama è semplice ma, al contempo, intensa e appassionante: un giovane scrittore inglese si reca a Creta per entrare in possesso di una miniera in disuso ereditata dai genitori. Durante il viaggio stringe amicizia con Zorba, un greco dai mille mestieri. Il primo ha un carattere chiuso e fatica a credere in se stesso, sempre imbrigliato nelle sue letture e timidezze; il secondo risulta rozzo e incolto, ma profondamente innamorato della vita e delle donne. Non sempre gli opposti si attraggono, ma in questo caso succede. E i due, che all’inizio sembravano essere apparentemente così lontani, danno vita a uno spettacolo di rara bellezza dove prosperose vedove e colte letture si confondono a cotte memorabili e sirtaki appassionanti. Il corollario è vasto ed eterogeneo: ci sono lettere d’amicizia e luride miniere, passeggiate filosofiche e promesse che hanno il sapore di bugie anticipate. Un calderone di sentimenti che non lascerà indifferente il lettore.
Il critico cinematografico Paolo Mereghetti ha scritto di Zorba il greco: «La vita e le imprese di Alexis Zorba resteranno per sempre a ricordare come l’uomo deve imparare per prima cosa a rispettare il cuore. Il proprio e quello degli altri». Un insegnamento niente male, in questo tempo frenetico dove tutti tendono a fare il contrario. Buona lettura!

«Difficile, padrone, molto difficile. Per questo ci vuole follia; follia, hai capito? Rischiare tutto! Ma tu hai cervello, e questo sarà la tua rovina. Il cervello è un droghiere, tiene i registri, annota le uscite, le entrate, i profitti, le perdite. È un bravo amministratore, non rischia mai tutto, tiene sempre qualcosa di riserva. Non taglia la fune, no! La stringe in mano, il furfante; se gli sfugge, è perduto, perduto poveretto! Ma se non tagli la fune, mi dici che gusto ha la vita? Di camomilla, di camomillina; non di rum, che scaravolta il mondo!».
Nikos Kazantzakis, Zorba il greco, Crocetti Editore, Milano 2011.

888306218

Cultura
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venerdì 13 ottobre 2017