World Press Photo 2014

Sta facendo il giro del mondo per raccontarlo ed è passata anche dal Teatro Margherita di Bari l’esposizione fotografica risultato del concorso annuale della World Press Photo, fondazione olandese che esiste per «ispirare la comprensione del mondo attraverso il fotogiornalismo di qualità». Raccontare attraverso le immagini non è un’impresa che si può inventare su due piedi. Una buona macchina fotografica non basta. Si richiede occhio, esperienza e pazienza. «Chi non ama aspettare non è un buon fotografo», sostiene Salgado.

Ogni anno l’organizzazione no-profit, che ha la sua sede ad Amsterdam, indice un concorso per premiare i professionisti del racconto con la luce (non è banale ricordare che, letteralmente, fotografare vuol dire “scrivere con la luce”). Possono partecipare tutti, la giuria è composta da esperti chiamati a scegliere tra tanti scatti frutto di reportage attentamente studiati. Le immagini provano ad arrivare lì dove le parole non ce la fanno. Il tema del contest è ampio: dalla vita quotidiana alla natura, dallo sport ai ritratti, dall’arte alla contemporaneità. La vastità della fonte di ispirazione (il mondo!) giustifica la varietà delle sue espressioni.
A volte l’apparenza inganna, e l’inquadratura su chi sta producendo bombe in bottiglie di vetro può sembrare quella di un mescitore di vino, fino a quando non ci si avvicina alla didascalia per leggere i dettagli. Lo sguardo di chi è sopravvissuto a un tifone e guarda le macerie è così diverso da quello di chi a sua volta lo osserva per provare a capirlo. Certe pose sembrano plastiche ma a contemplarle ci si accorge della brevità del momento dello scatto dell’otturatore, quindi ci si immagina il movimento originario.
I partecipanti all’edizione 2014 sono stati quasi seimila, di 132 nazionalità differenti e con poco meno di centomila foto. Il primo premio assoluto è stato vinto da Signal: al centro della scena un gruppo di migranti africani, tutti con il cellulare rivolto verso il cielo alla ricerca di rete. Concentrate in una sola immagine possono esserci infinite riflessioni: sulla disperazione e la speranza, sulla tecnologia e la natura, sulla famiglia e la solitudine. Il più grande pregio del fotogiornalismo forse è proprio questo: sintetizzare le storie in un’occhiata.
Adesso l’esposizione si trova a Lucca e ci resterà fino al 14 dicembre. La galleria sul web può darvi un’idea e sicuramente aprirà una finestra con numerose prospettive.

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[World Press Photo of the Year, Contemporary Issues, 1st prize singles, John Stanmeyer. 2014]

Cultura
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mercoledì 6 febbraio 2019