Wilhelm Sasnal e la Polonia

Wilhelm Sasnal è un giovane artista polacco che propone un nuovo modo di intendere la pittura nell’arte contemporanea. La sua formazione, secondo le stesse parole dell’artista, è ordinaria.

Cresce a Tarnów, frequenta inizialmente la Facoltà di Architettura, per poi passare all’Accademia delle Belle Arti. La sua arte ha una vocazione emotivo-intellettuale e le opere risentono molto della storia recente del suo Stato, che ha segnato non solo il paesaggio ma anche le menti dei suoi cittadini. La prima mostra risale al 1990 a Cracovia e nel 2006 ottiene il premio Vincent. Il repertorio di modelli visuali sui quali l’artista lavora sono ispirati dalla musica [Fig.1], dai film come Shoah di Claude Lanzmann [Fig.2], da libri, album fotografici e fumetti come Maus di Art Spiegelman [Fig.3], immagini di luoghi e persone. Seppur il suo stile e i suoi modi di rappresentazione varino molto, egli resta fedele agli strumenti di base: le tele e l’olio.

[Fig.1] Joey Baron, 2002

[Fig.1]

Shoah (interprete), 2003

[Fig.2]

[Fig.3]

[Fig.3]

Sasnal vive tutta la propria adolescenza dietro la cortina di ferro, che di fatto impedisce gli scambi culturali tra Est ed Ovest. Per questo motivo non è consapevole del fatto che, mentre lui si avvicina alla pittura, il resto del mondo preferisce la video-arte. Più tardi, tuttavia, comincia a realizzare dei film, rimasti però inediti fino al 2004. Inizialmente nelle esposizioni gli spettatori non si accorgono dei film, ora invece è egualmente riconosciuto come artista pittorico e filmico.

Sasnal rivela che a volte, dipingendo, ha la sensazione che sia il quadro a guidarlo e non lui ad averne il controllo, cosa che prova anche nella realizzazione dei suoi film. Confessa inoltre di riuscire ad affrontare un problema solo dipingendolo.

I quadri che realizza tra il 1997 e il 2001 sono criticamente etichettati come pop-banalisti. Ma lui continua, prova a fare qualcosa di suo, a evolversi, ritrovando un lato più profondo, usando la pittura per descrivere cose che le parole non riescono. Rifugge dal bel quadro ed aspira a mettere sottosopra le aspettative su di esso, rivoltarle sulla base di una ricerca. Quando dipinge si immerge profondamente dentro se stesso. Il suo intento è quello di trovare una forma di pittura che vada oltre il tempo, di scegliere un colore ed una densità che determinino il carattere imperituro del quadro.

La serie Mościce [Fig.4], sviluppandosi da libri e foto di famiglia, rappresenta alcuni luoghi di desolazione la cui situazione ambientale non è ben chiara. I campi di concentramento sono ricordati tramite paesaggi [Fig.3 e 5] e luoghi dell’oblio, mai con le persone. Sono testimoni muti, che non prendono posizione, ma semplicemente si trovano in quella situazione. Questa scelta sottolinea il sentimento di vergogna percepito dall’artista, a causa di quanto successo nel suo Paese. Queste emozioni sono infine amplificate dal forte antisemitismo che Sasnal percepisce essere sopravvissuto alla Seconda guerra mondiale in Polonia.

[Fig.4]

[Fig.4]

[Fig.5]

[Fig.5]

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017