Vite distanti, caratteri diversi

La sportività è un'altra cosa

Vite distanti, caratteri diversi

1 agosto 1976. Gran Premio di Germania, circuito di Nürburgring.

Andreas Nikolaus Lauda, per tutti Niki, nel corso del terzo giro perde il controllo della propria autovettura in una veloce curva a sinistra. Compie un testa coda, sbatte violentemente contro una roccia, rimbalza al centro della pista e, dopo aver sfondato le reti di protezione, prende immediatamente fuoco. Il pilota ventisettenne della Ferrari, campione del mondo in carica, rimane intrappolato tra le fiamme all’interno del veicolo, con le cinture di sicurezza bloccate.
La prima auto che sopraggiunge dopo l’incidente riesce a evitare l’impatto, mentre la seconda non riesce a sterzare e centra in pieno la Ferrari incendiata, spingendola sul bordo della pista.
Sopraggiunge allora Arturo Merzario, che non ci pensa due volte. Abbandona la gara, ferma l’auto e si lancia tra le fiamme trascinando fuori dall’abitacolo Lauda gravemente ustionato, ma vivo.
Racconterà lo stesso Merzario: “Ero appena uscito dai box e vedevo in lontananza, due o tre curve avanti, una rossa Ferrari. Ad un tratto la vettura volò in aria, trasformata in una palla di fuoco. A quei tempi c’era molto magnesio nella costruzione di una monoposto, materiale molto infiammabile. Figuriamoci cosa successe con la benzina nel serbatoio. Mi fermai. C’era gente impietrita. Corsi verso un albero dove era appoggiato un estintore. Lo presi e raggiunsi la zona dell’incendio. Cercai di spegnerlo, c’era anche molto fumo. Vicino a me si trovavano altri due piloti, Harald Ertl e Brett Langer, però non osavano avvicinarsi. Io mi curvai sull’abitacolo e cercai di aprire le cinture di sicurezza. Niki si agitava. Ma così facendo le tendeva e io non riuscivo a manovrare la levetta per sganciarle. Poi Lauda svenne, il corpo divenne inerte e finalmente fui in grado di estrarlo. Sembrava un bambino. Lo sollevai come se fosse pesato dieci chili appena. Quindi arrivarono i soccorsi”.
Niki Lauda, icona della F1 e tre volte campione del mondo, e Arturo Merzario, pilota combattivo la cui passione è davanti a tutto, non si sopportano: antagonisti nello sport come nella vita.
Al termine della stagione 1973, Enzo Ferrari sostituisce Merzario proprio con il pilota austriaco che al suo rientro in gara dopo l’incidente lo ringrazia non a parole ma con un orologio d’oro, che non avvicinerà mai i due concorrenti. Vite distanti, caratteri diversi.
Arturo Merzario con il suo gesto offre un grande esempio di sportività, dimostrando di essere disposto a sacrificare una gara e la vita stessa per salvare quella di un avversario, mettendo da parte qualsiasi divergenza.

Cultura
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sabato 29 aprile 2017