Upside down

Sarà vero che in amore gli opposti si attraggono? Se ne potrebbe discutere per ore ma, a giudicare l’opera del regista argentino Juan Solanas, sembrerebbe proprio così, con tutto ciò che ne consegue.

Upside down (2013) è una moderna favola romantica che reinterpreta il capolavoro eterno di Romeo e Giulietta, costruendo un universo in cui il rapporto con l’altro è, in primo luogo, una questione di fisica (intesa proprio come disciplina accademica). L’ambientazione è fantascientifica: due mondi, due pianeti perfettamente sovrapposti e governati da regole ben precise.
1 – Tutta la materia è attratta dal centro di gravità del pianeta da cui proviene, non l’altro.
2 – In virtù della prima regola, il peso di un oggetto può essere controbilanciato con la materia del mondo opposto (la c.d. materia inversa).
3 – Dopo un variabile ma solitamente breve lasso di tempo, la materia a contatto con quella inversa dà origine a combustione.

Il Mondo di Sopra e il Mondo di Sotto, per quanto tra loro simbioticamente legati, sono perfettamente agli antipodi: sviluppato, ricco, luminoso e moderno l’uno quanto sfruttato, polveroso, grigio e afflitto l’altro. È proprio in questo desolato Mondo di Sotto che il protagonista, Adam (Jim Sturgess), escogita fantasiosi e spericolati piani pur di recuperare il legame perduto con Eden (Kirsten Dunst), abitante del Mondo di Sopra. Un amore di gioventù, proibito, nato segretamente in uno dei pochissimi punti in cui i due pianeti si sfiorano. Oltre all’amore conteso c’è anche una forte componente orwelliana, con la multinazionale TransWorld a dettare legge e a imporre dispoticamente il mantenimento dello status quo; sarà proprio lavorando per questa azienda che Adam riuscirà a ritrovare Eden (la biblicità dei nomi effettivamente non lascia molto all’immaginazione). Inizierà una lotta, dagli esiti imprevedibili e incerti fino alla fine, contro la gravità, la “materia oscura”, perfino l’ottusa burocrazia che regola rigidamente i rapporti tra le persone dei due mondi.

Da un punto di vista tecnico, la pellicola affascina per l’impatto visivo: considerando la particolare base di partenza il risultato finale regala una fotografia notevole; inoltre la resa dei due mondi sovra-contrapposti, con un preciso contrasto cromatico, dona all’opera una dimensiona quasi onirica. Anche la narrazione non è da meno, visto che racconta con originalità e poesia il più classico (e abusato) dei temi. Certo, sarebbe stato lecito avere maggiore rigore scientifico e coerenza nella gestione di due mondi ribaltati che condividono il medesimo cielo, ma forse sarebbe stato chiedere troppo e, probabilmente, avrebbe prodotto un racconto ugualmente originale ma diverso dalla fiaba che Upside down rappresenta. Un film da recuperare per la delicatezza del racconto, le soluzioni visive adottate e l’interpretazione dei protagonisti, due amanti talmente opposti da risultare irrimediabilmente attratti.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017