Untitled by Tanapol Kaewpring

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A prima vista, leggere Tanapol Kaewpring, nome esotico impronunciabile e ai più sconosciuto, equivale a chiedersi spontaneamente: “si tratta dell’artista oppure dell’opera?”.
Tanapol Kaewpring è un fotografo tailandese, di base a Bangkok. Spazia da lavori artistici a lavori più commerciali per le riviste di moda. Tuttavia si dichiara affascinato soprattutto dai primi, da quelli che vanno oltre la superficie fino in profondità. È un artista che candidamente ammette quanto sia difficile sopravvivere vendendo le proprie foto. In fondo, dice, si dovrebbe accettare che per alcuni è quasi impossibile vivere di sola arte.
Per Kaewpring l’ispirazione nasce dalla relazione con se stesso e con l’ambiente circostante. Ecco che «define yourself. Photography is like telling a story. You need to have a heart» diventa una sorta di mantra. La manipolazione digitale e le tecniche di post produzione non sono fini a se stesse, ma rappresentano un mezzo attraverso cui dialogare anche con la religione buddista e con la cultura Thai.
Una delle sue opere più rappresentative e citate non ha neanche un titolo. Si tratta di Untitled (2010). Un paesaggio marino, un cubo di vetro e del fuoco che al suo interno prova a liberarsi. Nel 2012 l’opera fece parte di una mostra personale del fotografo che venne eloquentemente titolata Entrapment. Trappola, per l’appunto. Ma qual è il messaggio sotteso? Che cosa vuole dirci Kaewpring? Che più spesso di quanto non crediamo gli esseri umani sono prigionieri dei propri pensieri così come dei vincoli imposti dalla società. Incapaci di vivere hic et nunc, proprio a causa di tali pensieri e vincoli che li intrappolano.
Il cubo va a simboleggiare tanto qualcosa di fisico, la propria casa , quanto qualcosa di simbolico, la struttura sociale. Come l’elemento fuoco, una forza della natura, anche gli individui le loro menti e le loro vite hanno dei limiti. E sono propri questi limiti, fisici e sociali, a non dare scampo. Una soluzione, tuttavia, c’è. E sta nel provare a pensare fuori dagli schemi (cioè il cubo) e ad abbattere ogni forma di costrizione (il vetro attorno). Soltanto in questo modo, forse, si riuscirà a fare esperienza di che cosa sia davvero la libertà.

Cultura
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giovedì 5 ottobre 2017