Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria

di Tiziano Terzani

Dieci anni dopo la scomparsa di Tiziano Terzani, puntuale, ecco comparire un suo nuovo libro: Un’idea di destino. “Sarà qualche vecchia riga trita e ritrita per far soldi”, pensavo a malincuore. Lo scetticismo iniziale questa volta è scomparso subito.

Custoditi tra le quasi 500 pagine, i Diari di una vita straordinaria sono un susseguirsi di emozioni, riflessioni e stupori che svelano ciò che stava dietro e dentro – fra le righe – dei suoi scritti. Stralci di venticinque anni di un’esistenza fuori dall’ordinario che raccontano con la consueta potenza espressiva il Terzani uomo, padre e marito. Un giornalista traboccante di passione («che spettacolo, questo del mondo che ogni giorno ricomincia e spazza via le paure della notte»), – ma a sorpresa anche fragile, depresso per via di quel dubbio costante e perturbante che si insinua nelle menti dei grandi pensatori. Uno scrittore che ha viaggiato molto e conosciuto a fondo l’Oriente («qui è davvero come aver accettato un’altra logica»), fino a farlo diventare una parte radicata del suo carattere, mescolata a una meravigliosa toscanità.

«1° maggio 1999. Vedo la data all’alba e a colazione mi viene solo da cantare L’internazionale. Sarò mai un credente?».
Radicato e radicale. Imperfetto come tutti, ma a modo tutto suo. Uno che stava sempre nel mezzo, un pendolare tra due mondi: uno vecchio che non voleva perdere e uno nuovo di cui gli pareva assurdo e illogico rinunciare. Un individuo che ha assistito alla Storia e alle storie più varie (e quanto fanno sorridere e pensare i suoi aneddoti), che ha saputo coglierne le meraviglie e dubitare del suo pensiero. Uno che nonostante i numerosi fan alla fine della sua vita non amava essere considerato un guru bensì «mettere in guardia futuri giovani viaggiatori dal restare intrappolati da questa idea che “c’è bisogno di uno che fa luce”. Che la faccia, ma poi tocca a noi giudicare, valutare, fare la nostra esperienza.»

«In qualche modo le parole scritte, con la loro inevitabile precisione, fanno violenza alle cose informi che si provano, alle espressioni non formulate che ci vagolano per la testa.» Forzarsi a scrivere (quasi) tutti i giorni un diario della propria vita è stato il suo modo di fare chiarezza con se stesso. E poi ci sono le lettere, agli amici e alla famiglia, che mostrano l’amore smisurato di un uomo per una donna e di un padre per i suoi figli.

«Alla fine della vita potremo anche concludere che abbiamo sbagliato tutto, che ci siamo sbagliati su decine di cose. Ma vogliamo poter dire che ci siamo sbagliati sinceramente, per amore, per ingenuità. Non per interesse, per avidità, per tradimento.»

 

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Cultura
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giovedì 27 aprile 2017