Un luogo chiamato Roberto Cerati

Un luogo chiamato Roberto Cerati

Io, prima di oggi, l’urgenza di scrivere non sapevo cosa fosse. Conosco da tempo l’urgenza di leggere ma quella di scrivere, per quanto sia un rituale a cui sono fedele da molti anni, proprio no. Questo bisogno quasi corporale, ammetto, mi ha sempre fatto ridere.
Poi succede che una figura storica della casa editrice Einaudi, il direttore editoriale, un padre letterario come ce ne sono tanti, quando manca un mese esatto a Natale 2013, ti fa il beffardo regalo di uscire di scena dal tuo spettacolo. Di punto in bianco ti sembra che non voglia più contribuire con i suoi versi, e così ti precipiti al computer, in un modo nuovo, diverso dal solito, per mettere giù due righe per dirglielo, per dirgli che non è vero. Per fargli sapere che ti dispiace anche solo averlo pensato.
La mia urgenza di scrivere è un novantenne esile e granitico che si può visitare. La mia urgenza di scrivere è un luogo chiamato Roberto Cerati.
Uno crede che solo a un posto sia dato di poter avere delle coordinate. Certi grandi romanzieri si credono dei fiumi, una strada, un albero, una piazza, altri non sanno di essere cento città, invisibili, insieme.
Roberto Cerati è una stanza piena di libri. Libri dappertutto, pure sulla scrivania, una stanza di cartone fatta di pareti sottili che si reggono in piedi perché quello è un posto in cui non si urla. Roberto Cerati è un luogo silenzioso.
È il parcheggio di una vecchia bici ben tenuta, bagnata dalla pioggia, di un colore qualsiasi, che cambia ogni giorno, ogni ora, uguale spiccicato al cielo di Torino. Roberto Cerati è un luogo in cui si può attraccare.
È un cassetto coi dolcevita e i pantaloni di panno scuri. Il primo. Quello che non ti fa piegare. Quello che apri di buon grado. Tutti i giorni. Roberto Cerati è un luogo facile, accessibile e quotidiano.
È il percorso che fa una goccia di pioggia sul finestrino del treno quando va veloce. È l’impeto di un singolo capace di squarciarti la visuale e dividere in due la tua visione del mondo con la delicatezza di un liquido. È i tanti rivoli che si distaccano e prendono altre strade senza sapere dove andranno a finire. Roberto Cerati è un luogo coraggioso, trasparente e soprattutto gentile.
Non so se nella mia vita diventerò mai fiume. Non avendo mai avuto l’urgenza di scrivere ho la statistica drammaticamente a mio sfavore. Però, ecco, mi basterebbe essere un fiumiciattolo da marciapiede. Di quelli che lavano la strada e sfociano in una pozzanghera solo dopo averle chiesto il permesso.
Ma per poterlo diventare, Roberto Cerati devo visitarlo ancora e la cosa straordinaria è che posso ancora farlo.
Posso ripercorrere con le dita il tragitto inciso sul vetro dall’acqua.
Posso prendere l’auto e volare su una pozzanghera gigantesca, alzare da terra i mille rivoli, compreso il mio, e pensare che piova, ancora, anche se è una settimana che ha smesso.

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017