Un libro, Sette notti

Jorge Luis Borges

Un libro, Sette notti

Sette è il numero delle conferenze tenute da Jorge Luis Borges a Buenos Aires nel 1977 e da lui raccolte in un libro – Siete noches, appunto. L’autore tratta temi vasti e complessi partendo da una prospettiva del tutto soggettiva, da esperienze personali che rendono queste tematiche più abbordabili e vicine al lettore. La Divina Commedia, l’incubo, Le mille e una notte, il buddismo, la poesia, la cabala, la cecità non sono più inaccessibili, inafferrabili, ineffabili, pesanti o difficili. Ogni argomento, anzi, è colto da un’angolatura nuova. Emblematico il caso della ceguera che non è un limite, ma uno strumento per l’artista, non è oscurità, ma «un mondo di nebbia […] verdastra o azzurrata e vagamente luminosa», in virtù del quale il cieco, contrariamente al senso comune, ignora la notte e il nero. Mano a mano che scorrono le righe avanziamo virtualmente nella sala conferenze, finché prendiamo posto e ce lo troviamo di fronte: è Borges che ci parla direttamente, ci racconta, ci insegna, dialoga con noi. La sua voce, seppure trascritta, ci avvolge e ci trasporta in un viaggio di sogno. Un filo unisce le sette conferenze e ci lega, il filo di Arianna che seguiamo per trovare l’uscita dal labirinto che Borges crea intorno a noi con le etimologie, la musicalità e la forza del suono delle parole, le traduzioni dei vocaboli in altre lingue, i versi poetici, i riferimenti ad altri testi, ad altre epoche, persone, realtà. Si tratta di sette (brevi) saggi, che, proprio quasi come i Sette Savi di Fausto Melotti, si guardano e conversano fra loro, ci guardano e conversano con noi.
Sette notti per riscoprire ciò che già si conosce, sette notti per riappropriarsi di un imponente bagaglio culturale, sette notti per imparare e lasciarci condurre su sentieri nuovi. Sette stimolanti incontri che ci possono accompagnare, come è accaduto a me, in qualsiasi momento: uno durante un viaggio in treno, un altro nell’attesa dell’imbarco all’aeroporto; un altro ancora lo si può seguire comodamente sistemati nel proprio letto, un quarto seduti su una panchina al sole, un quinto aspettando la cena, un sesto accoccolati sul divano, l’ultimo con il desiderio di conoscere il pensiero dell’autore, ma con il timore di voltare pagina e scoprire la parola ‘fine’.
Piacevole da leggere, soprattutto in lingua originale, facile da interrompere e poi riprendere per gli incostanti, ricco di spunti per i più curiosi. Siete noches è un’opera sapiente, che non annoia. Nelle sue pagine scorre una linfa viva, non elitaria e tutta umana, tanto che le conferenze, prive di un vero e proprio punto di arrivo, lasciano spazio a riflessioni ulteriori e si chiudono quasi con i puntini di sospensione a suggerirci che l’incontro continua nella vita reale, anche una volta usciti da quella sala conferenze virtuale che si è creata intorno a noi.

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Cultura
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martedì 2 maggio 2017