Un giovane cantautore di mestiere

Hai mai visto fiori tra le poesie?

Si aggirano per la città bambini-astronauti poi divenuti avvocati, ciclisti-fanciulli tramutatisi in addetti vendite e chi più fantasia ha più ne metta. Sono persone felici, sia messo agli atti, che crescendo hanno manifestato capacità personali e sostituito le passate aspirazioni con altre.

Una sera però ho incontrato un giovane che ha detto «mi piace fare questo e lo farò». Ho conosciuto il brillante Iacopo Candela, in arte Candirù.

Lo vidi esibirsi su un palco e poi ad una festa, in quella occasione feci una domande che doveva essere banale “cosa fai nella vita?” e mi sentii rispondere «faccio il cantautore».
Ero spiazzata. Il mio cervello da catalogatrice delle professioni ISFOL non sapeva come registrare l’informazione. Era lampante, stavo conversando con un cantautore di mestiere.
Qualche giorno fa l’ho intervistato.

Alla domanda su come ha fatto a far accettare ai suoi cari il fatidico vivrò da musicista” ha genuinamente replicato:
«Non è servito argomentare ai miei genitori per fortuna. Facevo un lavoro di quelli che ti consumano dentro e fuori, mi sono dimesso e loro hanno semplicemente capito. Ho sempre potuto contare su un tacito sostegno da parte loro».
Risposta candida e scelta ardita, tutto accompagnato da un sorriso confortante.

«Quando capisci che serve imparare 3 accordi per suonare la canzone di un altro ma puoi usarne solo 2 per scrivere una canzone tua, ti si apre un mondo. Il processo di creazione è quindi iniziato molto presto e senza troppe aspettative» poi aggiunge «Ora invece andare a caccia di storie e di melodie è una necessità, mi fa sentire a mio agio».
Sul palco appare infatti così, sotto le luci sbuca sereno con la sua chitarra. Lo stereotipo dell’artista vanitoso non traspare neppure alla mia richiesta di redigere un ipotetico Curriculum Vitae.

Nel campo “descrivi le tue mansioni” compilerebbe «Racconto situazioni semplici in modi difficili e faccio compagnia ad una chitarra. Indosso camicie brutte in modo che gli altri si sentano sempre a loro agio. Colleziono i palchi e le monetine che la gente mi regala quando strimpello in strada».

Idee chiare e tanti impegni per Candirù, soprattutto dopo aver partecipato a CMA − Centro Musica Awards 2015, in cui è arrivato tra i sei finalisti. Concerti in vari locali della regione, parte attiva in show itineranti in cui accompagna scintillanti ballerine. Gli chiedo se questa precarietà non gli faccia paura.
«Non posso e non voglio guardare troppo lontano dal mio dito che indica la luna» risponde poeticamente. «Spero di registrare un bel disco alla volta e di costruire concerti divertenti uno ad uno, di continuare ad aggrapparmi al sorriso che mi ritrovo stampato il più a lungo possibile».

Certi amori per la cultura, alcune forze di volontà, fanno venir voglia di credere che vivere di sogni ed aspirazioni sia il modo migliore per tenere i piedi per terra.
Avanti tutta Candirù.

«Vivi il giorno senza tesserne le colorate geometrie, dagli spalti vedi crescere fiori tra le poesie.» (da Candirù, Due centesimi azzurro)

Cultura
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venerdì 6 ottobre 2017