Un esordio coi fiocchi

Cartongesso di Francesco Maino

Chi va in cerca di un romanzo dalla trama semplice e lineare, con dei personaggi rassicuranti e facili da individuare, non si accosti a Cartongesso di Francesco Maino. Rimarrebbe deluso (fortemente).
Chi al contrario considera la letteratura un luogo privilegiato della sperimentazione linguistica (e non solo), amerà incondizionatamente questo romanzo, o meglio, questo torrenziale monologo dalle venature tragicomiche che ha come soggetto il nostro caro perduto Paese. Una serie di invettive belle e buone, dunque, contro l’Itaglia tutta e il Veneto in particolare che, naturalmente, non piaceranno a chi soffre della sindrome da campanilismo con i paraocchi. Perché Francesco Maino sa bene di cosa parla. È un ottimo scrittore. E come ogni grande autore che si rispetti taglia corto su tutto quello che ha deciso di fagocitare nella sua penna, senza risparmiare né fare sconti a nessuno.

Il suo urlo, più spaventoso di quello realizzato da Edvard Munch nel 1893, investe come uno spietato tsunami la classe politica, le carceri, la giustizia, il sistema universitario, giù giù fino ai singoli individui, fino al narratore stesso, imbibito degli stessi mali su cui si scaglia. Il narratore sarebbe Michele Tessari, figura alter ego dell’autore, «un avvocato che avvocato non vuole essere, ex necroforo, affetto da disturbo bipolare, intrappolato nella vita come una cavia isterica ma consenziente, persino complice».

Il Veneto di Cartongesso è un Paese dentro un Paese popolato di artigiani capaci solo di produrre «manufatti deperibili e posticci, ipocriti e fragili, sciatti e scaltri. Di fatto inservibili». O di liberi professionisti che dopo liceo e laurea «non hanno più letto nulla se non la guida della tele o Quattroruote, scritto nulla se non la propria sigla sulla girata degli assegni o sopra il timbro della ditta per la fattura».

Il libro ha vinto l’ultima edizione del prestigioso Premio Calvino, che ha già dato i natali a scrittori esordienti che oggi sono sulla bocca di tutti. Da Maria Pia Veladiano a Paolo di Paolo, da Francesco Piccolo a Susanna Tamaro, Marcello Fois e chi più ne ha più ne metta. Un ulteriore motivo per segnalarvi questa lettura, che di per sé ha già tanti motivi per essere consigliata.

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Cultura
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sabato 29 aprile 2017