Tre atti e due tempi

di Giorgio Faletti

«È sempre banale il modo in cui si scoprono certe cose. E come ricadono sulla nostra vita, crescendo dalla goccia al diluvio. La storia del cavallo che perse il chiodo e quindi perse il ferro e il generale perse l’equilibrio e l’esercito perse la guida e il re perse la battaglia e infine perse la guerra. Una guerra persa per colpa di un chiodo. Incroci, combinazioni, cattivi propositi, buone intenzioni, tutti infilati a bollire nel calderone della casualità, che è così grande da contenere tutto il mondo e sotto il quale il fuoco non viene mai spento.» [G. Faletti].

Leggendo Faletti ci si imbatte in una verità potente e sempre rintracciabile: nessuna sua frase è lasciata al caso, pertanto ogni sua riflessione si inserisce perfettamente nella storia che ci sta raccontando.

Quando Faletti morì, mi trovavo in un supermercato di Bisceglie. Stavo acquistando un panino farcito. Buonissimo. La notizia della sua scomparsa giunse ai miei timpani come una dinamite, attraverso la radio in filo diffusione. Arrivò proprio nel momento in cui il salumiere finì di incartarmi il panino. A quel punto già non lo volevo più. Fame passata. Totalmente. Ma mica potevo dire al salumiere: “mi scusi, non lo voglio più. Ricomponga il panino e rimetta tutto al suo posto”. Sarebbe stato di cattivo gusto oltre che bizzarro, dato che nessuno avrebbe potuto capire il mio dolore per la dipartita di una persona che oltretutto non avevo mai conosciuto personalmente. Così lo portai in cassa, lo pagai, e non appena fui fuori lo donai al primo mendicante che mi capitò di incontrare.

Ricordo che, fra i tanti bei libri che Faletti ci ha regalato, il mio pensiero andò subito a Tre atti e due tempi, il suo ultimo lavoro, quello che segnò la fine del suo rapporto editoriale con la Baldini&Castoldi e lo consegnò nelle braccia di mamma Einaudi. La prestigiosa casa editrice torinese, che tanto Faletti aveva amato nascendo a due passi da lei. Ad Asti.

La storia narra di un ex pugile e pregiudicato, Silver, che a sessant’anni suonati sta ancora pagando cari i suoi errori. E adesso, suo figlio sta per compiere i suoi stessi sbagli, mandando a rotoli una promettente carriera come calciatore. Come reagirà il protagonista? Cosa si inventerà per non vedere negli occhi di suo figlio la sua stessa storia come in uno specchio? In un’atmosfera rarefatta e molto, molto italiana, Faletti ci guida tra i sogni e le aspirazioni di un’intera generazione che non crede più nel calcio, o almeno non ci crede più come ci credevano i nostri padri, quando l’aria era più pulita e in campo si correva che era un piacere.

9788806204259

Cultura
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martedì 15 ottobre 2019