Musica elettronica sulfurea dalle tinte ambient

I Tempelhof

L’Opera Universitaria di Trento ha inaugurato la prima parte dell’anno accademico con una rassegna dal nome intrigante e dalla programmazione stimolante: Trame in Città. Un percorso fatto di incontri, suggestioni, parole, suoni che ha visto la partecipazione di scrittori, artisti e musicisti.

A ospitare gli eventi, andati in scena tra il 17 e il 19 novembre, Trento e Rovereto. Tra i momenti clou la musica elettronica sulfurea e dalle tinte ambient del duo mantovano dei Tempelhof.
Il progetto prende vita, nel 2007, da un’idea di Luciano Ermondi e Paolo Mazzacani. Diverse le registrazioni all’attivo tra cui spiccano Frozen Dancers (2013) e Hoshi (2014) composto e registrato con la collaborazione di Gigi Masin, artista di punta dell’ambiente italiano ed europeo.
L’occasione, dunque, è di quelle da non perdere, visto anche il contesto di ottima qualità quale è il Teatro Sanbapolis di Trento.

Al mio arrivo – alle 21 spaccate come da manifesto – la scena che mi si presenta è spiazzante: siamo solo io, un altro ragazzo e gli addetti alla gestione del teatro.
Col passare dei minuti la situazione va poco a poco migliorando: il pubblico comincia ad affluire e gli spalti lentamente si riempiono fino a raccogliere qualche decina di attenti spettatori.
A dare il via alla serata, la performance dei trentini The Fabulous Beard. Il trio propone un suono tanto vintage quanto colmo di spunti ritmici atipici e componenti elettroniche. La proposta è sicuramente interessante e cattura l’attenzione dei presenti per tutta la durata del set.
Alle 22 circa è il momento dei Tempelhof che hanno la strumentazione al centro della platea davanti al palco. Al loro ingresso in scena cala dall’alto un enorme telo su cui viene proiettato un’opera video, che integra l’esibizione musicale del duo.
Le sensazioni che arrivano sono di quelle buone e il pubblico rimane incantato dalla perfetta sintonia tra video e musica. I due mantovani suonano con l’intensità dei ragazzini e l’esperienza di veterani del palco quali sono.
Sebbene non sia un appassionato del genere, la forza espressiva delle immagini e il potere evocativo dei pezzi mi incantano tanto da sentirmi, in certi momenti, quasi ipnotizzato.
La voglia di approfondire il genere è tanta e sinceramente dopo quasi un’ora di musica me ne esco appagato ma non sazio.
Lo sparuto pubblico presente rimane in religioso silenzio e si gode appieno la profondità artistica ed espressiva del concerto, concedendo solo alla fine un caloroso applauso a una delle migliori proposte musicali e artistiche del panorama italiano.

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017