St.Vincent, un film che evoca il fantasma di Bukowski

Prendete un veterano di guerra invecchiato, burbero e alcolista di nome Vincent. Avete problemi a immaginarvelo? Vi do un aiutino: fatelo assomigliare a Charles Bukowski. Fatto? Bene, adesso prendete un bambino dodicenne e chiamatelo Oliver. Qui vi basterà pensare a un marmocchio molto timido, che se non sta attento, si fa spaccare il setto con una carezza. Ora fateli incontrare, diventare vicini di casa e non ultimo l’uno il baby sitter dell’altro. Mischiate il tutto e otterrete St.Vincent, ossia uno dei film più riusciti dell’anno.

Protagonista principale è lo strepitoso Bill Murray, che torna al cinema dopo aver recitato nel secondo film più bello dell’anno Grand Budapest Hotel.

Nelle ore in cui Maggie (mamma di Oliver e nuova vicina di Vincent) è a lavoro, quest’ultimo è costretto a badare al figlio. Ma le sue idee di doposcuola includono ippodromi e strip club «gli sto mostrando come funziona il mondo: lavori, sei pagato, bevi», alla fine la strana coppia incomincia ad aiutarsi a vicenda. Una sorta di Quasi amici, rivisitato in chiave americana.

La sceneggiatura è stata scritta nel 2011 dall’esordiente Theodore Melfie e inserita nella BlackList di Hollywood tra le migliori sceneggiature non ancora prodotte. Per il ruolo di Vincent era stato inizialmente scelto il grande Jack Nicholson maBill Murray prese il suo posto nel 2012. E la scelta, devo dire, è stata ottimale.
Il film ha avuto la sua prima mondiale durante il Toronto International Film Festival 2014, dove è arrivato secondo al People’s Choice Award.
Ah, dimenticavo. La colonna sonora è davvero superlativa. Il mio pezzo preferito: Start a war dei The National. Non vi resta che scoprirlo! Buona visione!

Cultura
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martedì 23 luglio 2019