Renato Cesarini. Il neologismo

Renato Cesarini. Il neologismo

Renato Cesarini, quello del gol segnato all’ultimo minuto. L’unico calciatore diventato un modo di dire e di vivere, che ha insegnato all’uomo a non rinunciare mai, a lottare fino alla fine, a non pensare che sia finita, perché anche in quell’ultimo minuto, in quell’istante che precede la fine, ci può essere un inizio.

13 dicembre 1931. Partita amichevole Italia-Ungheria.

Gli azzurri chiudono il primo tempo in vantaggio, uno a zero, gol di Libonatti. Avar pareggia. Orsi riporta l’Italia in vantaggio, ma Avar segna di nuovo: due a due al novantesimo. L’incontro è agli sgoccioli.

Cesarini la racconterà così: «Mancavano pochi secondi alla fine, dirigeva lo svizzero signor Mercet. Ad un certo punto ebbi la palla. Avevo addosso il  terzino Kocsis, un tipo che faceva paura. Non potendo avanzare passai alla mia ala, Costantino. Allora ebbi come un’ispirazione, mi buttai a corpo morto, tirai Costantino da una parte, caricandolo con la spalla, come fosse un avversario, e fintai, evitando Kocsis. Il portiere Ujvari mi guardava cercando di indovinare da quale parte avrei tirato. Accennai un passaggio all’ala dove stava arrivando Orsi, Ujvari si sbilanciò sulla sua destra, allora io tirai assai forte, sulla sinistra, il portiere si tuffò, toccò la palla, ma non riuscì a trattenerla. Vincemmo per tre a due. E non si fece nemmeno in tempo a rimettere il pallone al centro».

Renato Cesarini è il primo azzurro nella storia del calcio a segnare al novantesimo. Di reti, così, ne segna tre in serie A: nel 1931 all’Alessandria, nel 1932 alla Lazio e nel 1933 al Genoa. Tre minuti in tre anni per trovare la gloria in una storia, la sua, di povertà ed emigrazione. La favola dell’attaccante di Senigallia parte da un’ infanzia poverissima tra i vicoli di Buenos Aires. È stato calzolaio, acrobata, pugile, artista di strada, radiocronista, organizzatore di corse ciclistiche e suonatore, prima di incontrare il calcio.

Dopo di lui, i cronisti cominciano  a parlare di “Zona Cesarini”, per indicare le marcature effettuate allo scadere. Poi, tale espressione, indicherà qualsiasi avvenimento, gesto o  azione compiuti al limite del tempo massimo. Cesarini ha insegnato che non conta l’ultimo minuto, ma come si gioca fino all’ultimo istante e lui, al novantesimo, quel piede ha avuto il coraggio di metterlo.

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giovedì 27 aprile 2017