Songs of Innocence: tra cloud e rock Parte 2

Songs of Innocence: tra cloud e rock. Parte 1

Abbiamo provato, nella prima parte di queste riflessioni suddivise in sezioni, a raccontare cosa ha rappresentato il lancio digitale del nuovo lavoro degli U2 per gli utilizzatori finali che, improvvisamente, si sono ritrovati Songs of Innocence pronto all’ascolto nei vari dispositivi in loro possesso. Abbiamo visto come, tra lo stupore e l’indignazione, sembrerebbe aver prevalso quest’ultima. Inoltre, la delusione per l’intrusione non autorizzata in quello spazio personale digitale rappresentato dalle librerie iTunes non poteva che ripercuotersi anche sul disco stesso. Vale la pena ricordare, però, che l’album non è l’oggetto del contendere quanto, piuttosto, le particolari modalità di distribuzione di tale inatteso dono. In definitiva, quanti tra coloro che hanno alzato barricate contro gli U2 si sono, poi, presi almeno la briga di ascoltare il loro lavoro? Questa premessa era necessaria per sgombrare il campo da pregiudizi affrettati.

Songs of innocence non è un capolavoro, chiariamolo subito, ma nemmeno il disastro che certa critica sostiene essere. In questo album la band sembra aver puntato al massimo risultato con il minimo sforzo, cercando una grande orecchiabilità (secondo alcuni uno dei peccati dell’album è proprio l’essere eccessivamente radio friendly) e facendo leva, forse troppo, sui marchi di fabbrica della loro carriera trentennale: gli acuti e il falsetto di Bono, i cori, i riff e gli effetti di The Edge, una post produzione sontuosa come sempre. A mio parere gli U2 si trovano in una sorta di limbo tra la dirompenza creativa e l’impegno sociale e la necessità di trovare la giusta chiave per riproporsi in modo convincente da un punto di vista lirico e compositivo. Songs of innocence si colloca esattamente in questo non luogo: sembra dover piacere in primis a un pubblico nuovo, giovane e inesperto ma poi strizza l’occhio ai fan di vecchia data (l’intro di Every breaking wave è bellissima ma ricorda troppo With or without you) cercando di rispolverare un sound che richiami gli esordi, leggermente meno strutturato ma ugualmente curatissimo. Il risultato è una via di mezzo che lascia un po’ interdetti. In alcune dichiarazioni il frontman Bono Vox ha affermato che con questo progetto la band ha voluto recuperare una dimensione più intima, personale ed è la stessa copertina dell’album, oltre ai testi delle canzoni, a sottolineare questo concetto: il batterista Larry Mullen che abbraccia il giovane figlio in un gesto di paterna protezione. In definitiva Songs of innocence, primo elemento di un concept che si completerà con la realizzazione di un ulteriore lavoro intitolato Songs of experiece, si lascia ascoltare bene e ha almeno un paio di potenziali hit oltre al primo singolo The Miracle. Di sicuro è un po’ ruffiano nel suo “vincere facile” ma, tutto sommato, va bene anche così.

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giovedì 27 aprile 2017